Sentieri

Segnavia solo in tedesco, in Alto Adige torna la questione linguistica

Il vicepresidente Galateo: “Il bilinguismo non è una formalità, ma il fondamento dell’autonomia”. Lang (Heimatbund) ribatte: “I nomi italiani dei luoghi furono introdotti dal fascismo”



La guerra del cartello è riesplosa in Alto Adige, come periodicamente accade. A dare il là, questa volta, sono stati il presidente del Cai altoatesino, Carlo Zanella, e il consigliere comunale di FdI, Tritan Myftiu, che hanno documentato la presenza di segnaletica solo in tedesco in diverse zone montane: dalla Val Pusteria all'Alta Val di Non, all'area del Renon. La polemica è stata rinfocolata da Marco Galateo, esponente di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano.

"Questa terra - ha detto Galateo - vive dell'equilibrio delicatissimo tra le sue componenti linguistiche e culturali. Spendere denaro pubblico, quindi di tutti, per installare segnaletica che esclude una parte della comunità, quella italiana, vera minoranza territoriale, e milioni di turisti italiani e stranieri, significa ignorare un patrimonio costruito con fatica in un secolo di storia".

Il vicepresidente dell'Alto Adige - dove la destra governa assieme alla Svp - ha inoltre sottolineato che il bilinguismo non è una mera formalità burocratica, ma un valore fondante dell'autonomia stessa: "Difendere il bilinguismo significa rafforzare la convivenza pacifica, garantire pari dignità a tutti i cittadini e migliorare l'accoglienza verso chi viene a scoprire le nostre montagne. Non rispettarlo è un passo indietro per tutta la comunità".

Dunque, quella dei cartelli dei sentieri solo in tedesco è "una scelta sbagliata, contro legge e buon senso. Ne parlerò con il presidente Kompatscher". La replica non si è fatta attendere. "Ogni anno, attorno alla Festa dell'Assunzione di Maria, si solleva qualche polemica per riempire il vuoto politico dell'estate" ha osservato Roland Lang, presidente della lega patriottica sudtirolese 'Heimatbund', ricordando che "la maggior parte dei nomi dei luoghi italiani in Alto Adige è stata inventata dall'odiatore del tedesco Tolomei e introdotta dal fascismo”.

“Con i tre decreti fascisti (800 del 29 marzo 1923, 147 del 10 luglio 1940 e 6767 del 9 marzo 1942) sono stati cancellati anche i nomi dei luoghi tedeschi, sviluppatisi storicamente". Ma Fratelli d'Italia non ci sta.

"Questa forzatura e proprio nei mesi in cui c'è un imponente afflusso di turisti da ogni regione d'Italia nelle valli della Provincia di Bolzano deve cessare", ha dichiarato Alessandro Urzì, deputato FdI di Bolzano. Secondo Urzì, "è anche una questione di sicurezza: in montagna ci si deve orientare e il primo elemento di orientamento sono proprio i nomi delle località. Omettere le dizioni in italiano è irresponsabile e pericoloso per la sicurezza".













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