Alto Adige

«Lupi e orsi presenza storica: non si decide con i sondaggi»

Lndc Animal Protection replica ai dati dell'Istituto provinciale di statistica e invita le autorità ad adoperarsi per la protezione dei predatori, che hanno un ruolo fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi. «I conflitti con attività umane esistono ma la risposta deve essere investire in misure di prevenzione per una convivenza sostenibile»

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L'associazione Lndc Animal Protection (Lega nazionale per la difesa del cane) replica al sondaggio sulla ostilità dei residenti alla presenza di lupi e orsi sul territorio, diffuso ieri a Bolzano dall'Istituto provinciale di statistica (Astat) e ai relativi commenti da ambienti della giunta altoatesina.

«Secondo il sondaggio - scrive l'associazione in un comunicato stampa - tre altoatesini su quattro non vorrebbero lupi e orsi sul territorio, Lndc Animal Protection ricorda che queste specie sono native dell’Alto Adige, reintrodotte grazie a progetti come Life Ursus, che ha portato benefici economici e ambientali.

L’associazione condanna il clima di odio e chiede misure preventive concrete invece che slogan politici e pregiudizi.

Non spetta ai cittadini decidere se lupi e orsi debbano vivere in un habitat che è il loro da sempre. Queste specie selvatiche abitavano le montagne dell’Alto Adige molto prima che l’uomo vi si insediasse, e svolgono un ruolo ecologico fondamentale: regolano le popolazioni di prede, mantengono l’equilibrio degli ecosistemi, contribuiscono alla biodiversità.

Le popolazioni umane che sono insorte, le politiche, gli allevatori devono tener presente che la fauna selvatica non è un’opzione da rimuovere per comodità, ma una presenza naturale da gestire con rispetto e responsabilità.

Osteggiare la presenza di queste specie significa ignorare non solo il valore ecologico, ma anche quello economico e culturale che la fauna selvatica porta con sé.

Certo, i conflitti esistono: danni agli alpeggi, predazioni, timori da parte degli allevatori. Ma la risposta non deve essere quella di dire “non vogliamo lupi o orsi” ma quella di investire in misure di prevenzione vere: recinzioni, cani da guardiania, indennizzi, dati aggiornati, informazione, protocolli di sicurezza, protezione dei terreni. Solo così si costruisce una convivenza rispettosa e sostenibile».

Piera Rosati, presidente del sodalizio, dettaglia così le critiche all'atteggiamento veicolato dalle istituzioni provinciali altoatesine: «Questa avversione verso lupi e orsi spesso è alimentata da pregiudizi, paure infondate, politiche locali che strumentalizzano il sentimento popolare, e da interessi economici che vedono l’animale selvatico solo come una minaccia al profitto.

Non è accettabile che tali opinioni prevalgano sul rispetto per la vita, sulla scienza, sulla legge e sul buon senso ecologico, tanto più in questo momento drammatico per quanto riguarda l’ambiente e il cambiamento climatico».

Fatte queste considerazioni, Lndc Animal Protection si appella direttamente alle autorità competenti, Provincia autonoma di Bolzano e Regione, ministero dell’ambiente, «Fermare la retorica dell’odio e di promuovere campagne di informazione diffuse che spieghino cosa significa realmente convivere con orsi e lupi, evitando di demonizzarli.

È responsabilità pubblica garantire che queste specie restino protette, che non vengano usate come capro espiatorio politico, e che la loro presenza venga compresa come parte integrante del paesaggio, della storia e della natura, non una minaccia da eliminare».

Intanto, in Trentino, l'Ente nazionale difesa animali (Enpa) lancia l'allarme sui parecchi gli orsi uccisi tramite atti di bracconaggio o semplicemente scomparsi.

«Poiché sono ormai parecchi gli orsi uccisi tramite atti di bracconaggio, manterremo alta l'attenzione», dice in una nota stampa Ivana Sandri, presidente dell'Enpa, dopo il ritrovamento di un'orsa morta in val di Sole.

«Chiediamo con forza che, qualora la morte dell'orsa sia riferibile a causa umana, venga conteggiata nel numero massimo di orsi che possono essere uccisi in un anno in Trentino stabilito dall'Ispra. Un numero di morte che noi non accetteremo mai.

Purtroppo molti orsi sono 'scomparsi' senza che ne sia stato rinvenuto il corpo, ma tanti sono anche quelli di cui è stato possibile accertare che sono stati uccisi in atti di bracconaggio e chiediamo con forza che questi reati vengano perseguiti e puniti, perché trasmettono un'immagine che non ci appartiene e che non rappresenta la stragrande maggioranza dei trentini», conclude l'Enpa.













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