Virologo, ipotesi debole sulle polmoniti in Cina Broccolo,'se le cause sono note perché dire 'non diagnosticate'?



ROMA - Mycoplasma pneumoniae, virus respiratorio sinciziale, virus influenzali e SarCoV2: sono tante le possibili cause dei numerosi casi di polmoniti registrati nel Nord della Cina, ma nonostante questa molteplicità di possibili colpevoli, gli stessi medici e le istituzioni sanitarie parlano di 'polmoniti non diagnosticate'. E' la contraddizione sulla quale mette l'accento il virologo Francesco Broccolo, dell'Università del Salento. "L'ipotesi più naturale è che, dopo che in Cina sono state tolte le misure anti-Covid, dopo tre anni di relativo isolamento l'esposizione a tutti i patogeni respiratori abbia trovato il sistema immunitario impreparato. Vale a dire - osserva l'esperto - che per tutto quel tempo il sistema immunitario non ha avuto le istruzioni di memoria tipiche di quando, ogni anno, si viene esposti ai patogeni responsabili di malattie respiratorie". Una situazione del genere, persegue Broccolo, "potrebbe effettivamente portare a un'ondata di polmoniti". Di qui "il dubbio che può nascere a un virologo: se le possibili cause sono note, perché definirle polmoniti non diagnosticate?" Questo, rileva, "lascia cadere un'ombra di preoccupazione, considerando che non vengono né definite né diagnosticate polmoniti i cui agenti patogeni sospettati sono facilmente diagnosticabili con analisi di laboratorio e radiografie". Per esempio, "il mycoplasma pneumoniae si riconosce chiaramente nelle radiografie per il cosiddetto 'effetto a vetro smerigliato' - dice Broccolo - e ogni ospedale ha il test per il virus respiratorio sinciziale, per il quale esistono anche i test rapidi".









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