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Serata sul problema lupo “riservata” a pochi intimi

BORGO. Non c'è stato il pienone come a Ronchi lo scorso mese, anzi. Stando al numero di persone che lunedì sera hanno partecipato alla serata informativa "Il ritorno del lupo. Che fare?", parrebbe...


di Marika Caumo


BORGO. Non c'è stato il pienone come a Ronchi lo scorso mese, anzi. Stando al numero di persone che lunedì sera hanno partecipato alla serata informativa "Il ritorno del lupo. Che fare?", parrebbe che a Borgo e comuni limitrofi il problema non ci sia. Eppure in Val di Sella da tempo è segnalata la presenza dell'animale. Ad ascoltare l'assessore Michele Dallapiccola e il dottor Claudio Groff del Servizio foreste e fauna poco meno di cinquanta persone: numerosi amministratori comunali di Borgo e altrettanti esponenti di Lega e centrodestra, oltre a qualche cittadino.

Come Franco Gioppi, che ha raccontato la non piacevole esperienza dell'incontro ravvicinato con il lupo a Porta Molina (tra Trentino e Veneto) tre domeniche fa, chiedendo come ci si deve comportare in questi casi. «Da 150 anni a questa parte in Europa nonostante gli attuali 15mila lupi non si è registrato nessun attacco all'uomo e non ci sono regole codificate», ha spiegato Groff ricordando alcune buone pratiche: non avvicinarsi per scattare foto, non lasciare i cani liberi, non mettere esche. «A differenza di quanto accadeva oltre un secolo fa, i lupi ora non hanno la rabbia e non mordono ma, in assenza di strumenti di difesa da parte dell'uomo, sono più confidenti e si avvicinano. La soluzione migliore per spaventarlo e tenerlo a distanza dall'uomo è l'abbattimento selettivo», ha aggiunto Dallapiccola.

«Mi auguro che il nuovo governo ci dia una mano ma sono disincantato, non ritengo ci siano le condizioni perché possa portarlo avanti», ha spiegato Dallapiccola. Che poco prima aveva avuto uno scambio di opinioni con Roberto Paccher (Lega) sulla presenza dei cinghiali in Val di Sella. «Sella è inserita nelle zone soggette a controllo. Nei due mesi scorsi in Alta Valsugana sono stati eliminati 35 cinghiali, qui zero. Non è colpa di nessuno, ma abbiamo messo le stesse regole. Si cerca di fare tutto ciò che è possibile, di far convergere i vari attori, tirando la corda finché possiamo perché nel Comitato Faunistico c'è anche la componente animalista ed ambientalista. E tutti gli anni le nostre prescrizioni vengono impugnate», ha ricordato l'assessore. Paccher ha criticato le norme sulla selezione e cattura dei cinghiali, con Dallapiccola che ha ricordato importanti recentissime aperture concordate con il nuovo presidente Act Ravelli. «Ma i lupi si cibano anche di cinghiali?», la richiesta di Laura Froner. «Certo, però il lupo è furbo e si nutre di cose comode, il cinghiale è forte», la risposta. Con Groff che ha portato alcuni dati: a fine 2017 in Trentino vivevano 6 branchi e una coppia, con altri 4 branchi che stazionano nelle province vicine. «Su tutte le alpi nel 2018 ci sono 100 branchi, circa 500-600 animali», ha precisato, ricordando che il fenomeno di ibridazione con il cane presente nell'Appennino, non esiste ancora sulle Alpi. La prevenzione è possibile attraverso recinti elettrificati per la notte, la presenza del pastore o dei cani di guardia. «Non c'è un piano nazionale sui danni da lupo ma entro l'anno sarà pronto il Progetto provinciale sulla prevenzione dei danni», l'annuncio. Danilo Perin (Lega) ha quindi chiesto conto dei costi per i grandi carnivori: oltre alla comunicazione, si parla di 20mila euro l'anno per il monitoraggio, 50mila euro l'anno per la prevenzione dei danni e per quanto riguarda gli indennizzi nel 2017 si sono raggiunti i 100mila euro per l'orso e quasi 50mila euro per il lupo. Interventi anche di Nicola Casagrande e Giuseppe Corona (legati ad Autonomisti popolari), per i quali le norme vanno calate sulla realtà, per sostenere i piccoli agricoltori ed imprenditori di montagna. La chiusura al sindaco Fabio Dalledonne: «Arte Sella ha tanti turisti e non possiamo permetterci di avere danni da lupo li».













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