«Taglio ai vitalizi, pronti al ricorso» 

Gubert, anche se non toccato per ora, attacca: «Solo populismo». Toniatti: «Misura dalla dubbia legittimità costituzionale»

TRENTO. «Sono impegnato a tagliare il fieno, ma mi dica». Renzo Gubert non è più in Parlamento da molto tempo e segue da vicino le vicende legate al taglio dei vitalizi con targa 5 Stelle come coordinatore regionale dell’associazione ex parlamentari. Il taglio deciso l’altro giorno dall’ufficio di presidenza della Camera non lo riguarda direttamente visto che lui il vitalizio lo prende dal Senato, anche se è stato deputato per due anni dal 1994 al 1996, dal momento che, per chi è stato in tutti e due i rami del Parlamento, l’assegno lo paga l’ultima Camera di cui si è fatto parte. Però si dice pronto a fare ricorso se una misura del genere la dovesse prendere anche il Senato. Infatti già due anni fa, Gubert aveva spiegato che sulla base del vitalizio aveva preso impegni finanziari e doveva pagare il mutuo per il maso: «Certo che farei ricorso. Questa è una misura giacobina. Come si fa a non essere contrari a una misura del genere? E’ contro ogni regola di diritto, ma è stata approvata in un clima di giacobinismo. Però non siamo mica ai tempi della rivoluzione francese. Il disegno di legge Richetti, che pure era meno drastico di questa delibera, non è andato avanti perché tutti i pareri giuridici avevano concluso che sarebbe stato anticostituzionale. Non si può intervenire retroattivamente per ridurre o ricalcolare un diritto acquisito. La Corte Costituzionale del resto in sentenze su questa materia ha stabilito che si può intervenire prevedendo solo contributi di solidarietà che abbiano un carattere temporaneo e comunque che abbiano effetti all’interno dello stesso sistema. Ad esempio, in questo caso, se ci fosse una categoria o una fascia di ex deputati o di dipendenti della Camera in difficoltà si potrebbe prevedere un contributo a carico degli ex deputati, ma certo non si può prevedere un ricalcolo generalizzato. La presidente del Senato Elisabetta Casellati è stata molto più prudente di Fico e ha chiesto un parere al Consiglio di Stato. Alla fine sono convinto che sarà costretta a prendere una decisione simile perché il vento è quello, ma faremo tutti ricorso. Del resto il vitalizio è una forma di garanzia della libertà del parlamentare. Sono d’accordo che spesso non ha funzionato, visto che chi si voleva vendere lo ha fatto lo stesso, ma è comunque una forma di tutela dell’indipendenza. Purtroppo ormai è invalsa l’opinione che si tratti di soldi rubati, ma non è così».

Il costituzionalista Roberto Toniatti rincara la dose: «È una misura populista e ho forti dubbi della sua legittimità costituzionale. È stato adottato un provvedimento sull’onda del populismo imperante. Del resto, anche Renzi aveva fatto inserire nel quesito del referendum istituzionale del 4 dicembre la dizione “ridurre i costi della politica”. Condivido che probabilmente nel corso degli anni i parlamentari si siano auto riconosciuti dei veri e propri privilegi, ma si deve distinguere anche situazioni diverse. Ci sono parlamentari come l’avvocato di Berlusconi Nicolò Ghedini che in Parlamento o come l’avvocato Carlo Taormina che hanno continuato a svolgere le loro professioni a pieno ritmo e altri parlamentari che, invece, hanno dedicato un periodo allo Stato. Il trattamento per questi deve essere diverso». (u.c.)