Raddoppiano gli spazi del Museo degli attrezzi

A Canezza è quasi completato l’allestimento nella rinnovata sede Nei locali dell’Itea la mostra si sviluppa su 200 metri con appendici all’esterno


di Roberto Gerola


PERGINE. Cambia completamento volto il Museo degli attrezzi artigiani e agricoli di Canezza. Abbandonata la stretta sala al piano terra della prima casa Itea (vicino al campo sportivo), le attrezzature sono tutte state trasferite negli nuovi spazi (raddoppianti e sono di circa 200 metri quadrati) ricavati al piano terra dell’edificio un tempo annesso al bar ristorante Bolgia sempre a Canezza e a qualche decina di metri di distanza dalla sede precedente. L’edificio Itea, dato al Comune in uso, prevede al piano terra appunto la sala espositiva del Museo, e la sede della Corale Canezza (già operativa) al primo piano.

La sala per il Museo è articolata e permette di ricavarvi un interessante percorso espositivo. In sostanza, si sono ricavati due vie di accesso alla piazza centrale. Ai lati delle “vie” e quindi prospicienti poi la “piazza”, le varie attività artigianali che un tempo erano aperte a Canezza insieme a numerosi attrezzi agricoli. Naturalmente sarà l’antico orologio della chiesa parrocchiale ad iniziare la visita interna. Ai lati delle vie e poi “in piazza” le singole “stanze”: il caseificio, il fabbro, il tessitore, il salumificio, il “fumadro” (realizzava le funi), il mulino. Ciascuna era attiva a Canezza, in quanto “centro commerciale” della valle del Fersina, ma non solo, e quindi sede di molteplici attività artigianali indispensabili per la vita rurale di un tempo.

Il Museo ha come responsabile (e presidente) Claudio Morelli che propria l’altra sera ha convocato l’assemblea dei soci per tracciare un bilancio della situazione. «Abbiamo tenuto aperto fino al 31 dicembre scorso - ci ha detto - quindi abbiamo chiuso ed iniziato il trasferimento del materiale. Un’operazione non semplice, anche perché si dovevano allestire gli spazi, studiarne la dislocazione, collocare gli oggetti e l’attrezzatura, valutare gli spazi. Si è voluto ricreare una piazza con due accessi per dare l’idea del villaggio con le attività di un tempo».

Fuori, negli spazi all’aperto (verso il torrente Fersina), sono state collocale altre attrezzature e testimonianze del passato. Sono macine, il maglio, il trinciaforaggi. Oggetti voluminosi che introducono il visitatore alla mostra. L’allestimento è ancora in corso. Con Claudio Morelli, lavorano anche Paolo Stefani, Maurizio Stefani, Marco Osler e alcuni altri volontari nei momenti di tempo libero. Per completare l’opera mancano ancora alcune settimane, poi, il Museo, probabilmente fra alcune settimane, potrà riaprire i battenti al pubblico. «Se siamo in grado di realizzare questa importante struttura, è grazie al Comune, per la sala e per i contributi che ci dà per l’allestimento».

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