il caso

Picchiata a sangue, deve pagare il ticket

La donna ha subìto un tentativo di stupro, ma l’Apps le chiede 50 euro. Ieri l’aggressore ha patteggiato un anno e due mesi


di Paolo Tagliente


TRENTO. È stata vittima di uno dei peggiori incubi che una donna possa affrontare - un’aggressione ferocissima e violenta con un tentato stupro -, ha riportato gravi ferite al volto e la rottura di quattro denti. Ma da lei, la cinquantenne che nella serata del 3 gennaio scorso subì tutto questo nel parcheggio dell’area ex Sit, dove aveva lasciato la macchina, l’Azienda sanitaria vuole 50 euro. Proprio così. Si tratta del ticket per il suo accesso al Pronto soccorso quella terribile sera di gennaio. Ieri mattina, quella terribile vicenda è stata ricostruita davanti al giudice per l’udienza preliminare, Francesco Forlenza.

L’autore di quella brutale aggressione, il trentaseienne Mimmo Pombeni, nato a Bolzano, ma di fatto senza fissa dimora, accusato di tentata violenza sessuale e lesioni gravissime e assistito dall’avvocata Patrizia Corona, ha rinunciato a presentarsi in aula. Il suo legale ha chiesto e ottenuto di patteggiare un anno e due mesi di reclusione. Il giudice ha anche respinto la richiesta del Comune, assistito dall’avvocata Denise Chiogna,di costituirsi parte civile per ragioni formali di legittimazione del provvedimento della Giunta.

Inutile dire che la vittima dell’aggressione, costituitasi parte civile e assistita dall’avvocato Giuliano Valer, non vedrà nemmeno uno dei 100mila euro chiesti come risarcimento. Nessuna sorpresa, viste le condizioni di Pombeni che è tossicodipendente, nullatenente e senza alcun familiare, ma a sconcertare la donna e Valer è l’atteggiamento dell’Azienda sanitaria che già a marzo s’era fatta viva, chiedendo i 50 euro. La stessa Azienda, tra l’altro, che dopo l’episodio si era messa a disposizione per le costose cure dentistiche del caso. Proprio per questo, già due mesi fa, Valer aveva preso carta e penna e scritto all’azienda per segnalare quello che era evidentemente un errore.

Quando l’ambulanza del 118 ha soccorso la poveretta, l’intervento è stato indicato come “codice verde”, e quindi con un ticket di 50 euro, anzichè come “codice giallo”, esente da ticket. Il legale aveva allegato tutta la documentazione necessaria, chiedendo di cancellare la richiesta. Subito erano arrivate assicurazioni in tal senso, e la questione sembrava risolta, ma proprio ieri, giorno dell’udienza, è arrivata la doccia fredda: una nuova lettera dell’Azienda sanitaria è arrivata a Valer: «Pagate i 50 euro di ticket».













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