Trento

Incidente di Carnevale, troppe irregolarità

Il procuratore Gallina accusa: "Dopo la sfilata, i carri mascherati tornano ad essere agricoli" 


di Luca Marognoli


TRENTO. «Una perizia? Non so neanche se serva. Qui non c'è nulla di regolare». Il procuratore capo Marco Gallina ha una vasta esperienza nel campo degli incidenti colposi e degli infortuni sul lavoro. E parla del ribaltamento del carro carnevalesco sulla rotatoria fra Vattaro e Vigolo Vattaro, sabato sera, come di un episodio indicativo di come esista un territorio, quello dei numerosi eventi e attività “delegate” al volontariato, che giace in una sorta di limbo in materia di tutela della sicurezza pubblica. Un limbo pericoloso: non che le norme non esistano, ma mancano figure professionali (e forse anche una coscienza diffusa) che ne garantiscano il rispetto.

«Quanto viene fatto in questo settore (il volontariato, ndr) in Trentino è una bellissima cosa e dobbiamo esserne orgogliosi» – dice – ma «nell’organizzazione di eventi che vede il coinvolgimento di associazioni, in iniziative che diventano sempre più importanti, c’è un rischio sotteso da valutare attentamente». Per il procuratore, «va fatta una riflessione», anche culturale, sul fenomeno. Ma in particolare sulle responsabilità enormi che i volontari si accollano, a titolo fra l'altro gratuito. Come enormi possono essere le conseguenze di eventuali incidenti o irregolarità che si verifichino nelle manifestazioni da loro curate.

Nel caso specifico – dice Gallina – è necessario un «doveroso approfondimento del quadro complessivo», accertamento «che sarebbe ingiusto limitare al solo conducente». Ciò a tutela, oltre che dei feriti, anche «delle persone coinvolte nell'organizzazione». Proprio per queste ultime «che non hanno una formazione e preparazione specifiche, il problema della sicurezza si pone ancora più forte». Al momento è stato aperto un fascicolo per lesioni colpose contro ignoti, quindi il conducente non è stato per ora indagato. Tuttavia si è fin da subito affidato a un legale, Claudio Tasin.

Se l’indagine, che è passata dalla pm Liverani allo stesso Gallina, è ancora agli esordi, un punto fermo, allo stato attuale, c’è: «Al di fuori dalla sfilata - precisa il procuratore - i carri di carnevale tornano ad essere mezzi agricoli e sono quindi assoggettati al Codice della strada». Il che significa che non possono trasportare nessuno, mentre a bordo di quello che si è ribaltato c’erano ben 29 persone. Al vaglio del magistrato anche l’attestato di conformità da produrre in fase di collaudo.

Ulteriore profilo da indagare - afferma Gallina - è quello riguardante la vigilanza. «I momenti di pericolo massimo sono quelli del prima e del dopo la sfilata. Tutti i carri dovrebbero essere controllati da una pattuglia al termine dell’esibizione». Gallina cita le prescrizioni del Servizio Polizia amministrativa della Provincia, laddove si dice che è necessario che «siano adottate tutte le misure e le cautele necessarie per garantire il sicuro transito dei carri allegorici anche dal luogo di provenienza del carro al luogo della sfilata e ritorno concordando a tal fine le relative modalità con le competenti Autorità e Forze dell’Ordine”.

Il dirigente del Servizio, Marzio Maccani, ricorda che i carri «sono mezzi speciali, spesso senza luci, quindi vanno accompagnati, da polizia locale, polizia o carabinieri non fa differenza. La nostra competenza però riguarda solo Trento». Altrove (tranne che a Riva e Rovereto, dove è dei commissariati di polizia) spetta ai singoli Comuni. «Non so se il Comune di Bosentino o Vigolo Vattaro abbia inserito queste prescrizioni, come io ho consigliato di fare a tutti. Se lo ha fatto, bisogna poi dare ad esse attuazione. E se fossero state rispettate, non ci sarebbero stati 25 feriti. Ma il mio non vuole essere affatto un atto d’accusa».

Se si considerano le 29 persone a bordo «moltiplicando per 60 si arriva a 1700 chili e si capisce come il baricentro si possa spostare facilmente». La normativa di riferimento per tutti resta la Circolare del ministero degli Interni del 1° dicembre 2009. «Una normativa che all'epoca, in Trentino, fu molto criticata», ricorda Maccani. «Tanto che la Provincia si attivò garantendo il supporto di un tecnico del Consorzio dei Comuni».













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