la nostra inchiesta

Dai “portoghesi” agli scuolabus insicuri

Sono tantissime le segnalazioni che continuano ad arrivare al “Trentino” sui disservizi dei trasporti pubblici della provincia


di Luca Pianesi


TRENTO. Consigli, segnalazioni, proposte e un tema su tutti a tenere banco: quello dei “portoghesi”. Sono tantissime le mail che continuano ad arrivare all'indirizzo trasporti@giornaletrentino.it e grazie a voi stiamo scoprendo tante magagne legate al mondo dei trasporti trentini: dai pulmini ibridi costati al pubblico 900 mila euro e messi in vendita da Trentino trasporti a soli 4.500 (due dei quali venduti direttamente a Trotta bus l'azienda che lo scorso inverno aveva causato tanti disservizi e problemi in provincia con lo skibus) al pulmino della Taxibus (una delle ditte di autonoleggio private che per la Provincia copre servizi pubblici come lo scuolabus e il trasporto anziani) scoperto a coprire tratte di trasporto pubblico senza essere registrato al Pra e che 22 anni fa apparteneva alla Ferrovia Trento Malé: un mezzo che già negli anni ’90 era stato protagonista di guasti e innumerevoli rotture e anche di un terribile incidente che lo aveva messo letteralmente ko.

LA MAPPA INTERATTIVA DEI DISSERVIZI

E poi ci sono state le segnalazioni dei disservizi legati ai trasporti pubblici di Rovereto, quelle di corse saltate in Val di Non e Sole e molte proteste per il mancato utilizzo dei due mezzi a idrogeno costati alla Provincia, totalmente, 4 milioni e 600 mila euro e abbandonati in Val di Fassa nell'autorimessa di Predazzo. Il problema dei pullman pieni negli orari di punta, quello di alcune stazioni degli autobus e dei treni abbandonate in condizioni pietose e dei continui ritardi del treno della Valsugana. Alcune risposte le abbiamo chieste (ed ottenute) dalla presidente di Trentino trasporti Monica Baggia e dal direttore Allocca. Altre le cercheremo nei prossimi giorni presso diversi interlocutori (su tutti la Provincia).

Intanto continuiamo a raccogliere le vostre segnalazioni molte delle quali riguardano proprio una delle tematiche affrontate con la presidente Baggia: quello dei portoghesi. «Sono d’accordo a intensificare i controlli sugli autobus assumendo dei disoccupati – scrive Nadia Decarli - anche se sarebbe un costo elevato, almeno si troverebbero autobus meno pieni e più ordinati e inoltre si darebbe un lavoro a qualche trentino. Da tempo uso i mezzi pubblici ( specialmente la linea 2 ) per spostarmi in città e sono titolare di un abbonamento annuale. Quest’anno pensavo di non rinnovare la mia tessera e salire sull'autobus come fa ormai molta gente:cioè senza biglietto. Io mi scontro giornalmente con questa realtà». Le fa eco Paolo Mongera: «Da sempre ho l'abbonamento annuale al servizio urbano di Trento. Lavoro a Lavis e prendo il 17 delle 7.15 del mattino e ritorno con quello delle 16.30 del pomeriggio. Non ne posso più di vedere che quasi la totalità delle persone che salgono non hanno il titolo di viaggio. Ma dove sono i controlli tanto declamati mesi fa. A detta di un mio conoscente controllore, certe linee vengono volutamente escluse dai controlli per evitare problemi personali».

Ma c’è anche chi si lamenta degli scuolabus e del trasporto dedicato ai bambini come Stefano: «Le gite per l’asilo di Caldonazzo portando bimbi ed accompagnatori con scuolabus con i seggiolini di plastica mal ridotti e senza cinture ospitando anche più accompagnatrici sugli stessi seggiolini. L’anno scorso mio figlio è partito da Caldonazzo direzione Rovereto proprio con un mezzo del genere, con tutti i suoi compagni non vi dico la preoccupazione. Ho chiesto spiegazioni al proprietario e mi ha scaricato al Cta, committente del viaggio, a parer suo, il quale Cta interpellato oltre a non saper nulla del viaggio in questione mi ha liquidato affermando che comunque i mezzi utilizzati dai loro consorziati non rientrano nelle loro competenze. Anni fa in una gita sempre all’asilo una delle quattro maestre a bordo, per una semplice frenata, era andata a sbattere la testa provocandosi un trauma cranico. Cos’altro deve succedere? Chi deve rispondere?».

E, infine, c’è Bruno che lancia un altro problema riportato da diversi lettori: «Spesso nella mia zona (Rovereto) vedo gli autisti impegnati al telefono senza auricolare durante la guida, anche con passeggeri sul proprio mezzo. Alla faccia della responsabilità, è il solito sistema due pesi e due misure. Se lo faccio io vengo inesorabilmente stangato. E dire che io non trasporto passeggeri e utenti del serviziopubblico».

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