Marangoni, il silenzio della Provincia 

Cerutti (Cgil): «Da oltre un anno nessun contatto dall’assessorato, stanno lasciando soli il sindacato e i lavoratori»

ROVERETO . È passata quasi una settimana dall’assemblea dei dipendenti di Marangoni Pneumatici, e da lunedì non si registra nessun contatto con i sindacati né da parte dell’azienda - che a suo modo mantiene una coerenza con quanto affermato in prima battuta: col sindacato parlerà il prossimo amministratore delegato, quando verrà scelto - né da parte degli organi provinciali. Ed è questo secondo silenzio che suona stonato. Dando per scontato che Marangoni tutela i propri interessi, pare quanto meno sconveniente che nessuno in Provincia abbia qualcosa da dire. «Dalla Provincia - commenta amaro Mario Cerutti (Filctem Cgil) - il sindacato si attendeva un contatto a stretto giro di tempo, soprattutto dopo quanto emerso dall’assemblea. Ma non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata, una richiesta di chiarimento se non un appuntamento per un incontro in assesorato». Un incontro che il sindacato sollecita da un anno e mezzo, inascoltato. L’ultima riunione del tavolo tecnico - uno dei due tavoli attivati con l’accordo del 2014 che aveva portato alla fuoriuscita di 46 dipendenti, licenziati da Marangoni - risale a maggio dello scorso anno. «A questo punto - sbotta si può supporre che la Provincia abbia disdettato gli accordi di quattro anni fa, che legava licenziamenti all’attivazione del doppio tavolo, quello tecnico legato agli investimenti e alle prospettive per il rilancio dell’azienda, e quello per favorire il riassorbimento dei lavoratori espulsi nel mercato del lavoro». Se si aggiunge che quasi nessuno tra i licenziati nel 2014 ha trovato lavoro malgrado i corsi di riqualificazione professionale sostenuti da Provincia e Agenzia dal lavoro, il quadro è disarmante.«Marangoni è inadempiente, ma la Provincia non risponde. Mi rifiuto di credere che l’assessore Alessandro Olivi si sia offeso con il sindacato, e anche se fosse, i rapporti istituzionali devono funzionare al di là delle simpatie personali» prosegue Cerutti. «Un silenzio così assordante si spiega solo se il protocollo d’intesa tra azienda, sindacato e Provincia, nel ruolo di garante, è stato disdettato. Ne prendiamo atto, ma a questo punto c’è un problema di natura sindacale non indifferente. Il silenzio tombale è incomprensibile e ingiustificato, a meno che l’accordo di 4 anni fa non venga considerato superato. Ciò che è grave è che in questo modo, venendo cioè meno il ruolo di garanzia dell’assessorato e della Provincia, perdiamo un elemento forte nel confronto con l’azienda. Sarà forse emblematico del momento politico, ma ci preoccupa molto, perché se siamo più deboli, sono più deboli anche i lavoratori». (gi.l.)

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