L'intervista

Pregliasco: usiamo le mascherine come si fa con gli occhiali da sole 

Il virologo: «Dobbiamo averle sempre con noi e metterle nei luoghi al chiuso e quando c’è affollamento. Sulle sospensioni del personale sanitario, medici compresi, dico che si tratta di un messaggio che andava dato»



BOLZANO. Fabrizio Pregliasco è chiaro. prendi le mascherine. «Dobbiamo abituarci ad averle sempre con noi, ad usarle come utilizziamo gli occhiali da sole. quando servono, ovvero nei luoghi al chiuso e nei posti affollati». Così il virologo dell’Università degli studi di Milano, nonché direttore sanitario dell’Istituto ortopedico Galeazzi, sempre nel capoluogo lombardo. Nel suo curriculum anche un passaggio a Unibz. Tra il resto conosce bene anche la nostra realtà essendo di casa a Sarentino, dove tornerà in agosto.

Altro tema, quello delle vaccinazioni anti-Covid. «Più vaccinati riusciremo ad avere (doppia dose) e meno pericoli ci saranno anche con le varianti come la Delta», ancora Pregliasco. E poi non ci possono essere scuse per i medici no vax. Quindi bene le decisioni prese sulla sospensione dei camici bianchi che non si vaccinano. «Il medico deve tutelare il paziente che viene da noi anche per altre patologie», sottolinea il virologo, diventato famoso anche per i numerosi passaggi televisivi.

Come sta andando la campagna vaccinale in Italia?

«La campagna vaccinale in Italia ed anche in Alto Adige sta procedendo abbastanza bene, si sono oliati i meccanismi dell’organizzazione. Credo che ci sia l’esigenza di approfondire un po’ in tutto lo Stivale quella che potremmo definire la vaccinazione di prossimità, per arrivare ai dubbiosi anche tra gli adulti e gli anziani».

A proposito di varianti, c’è il rischio di un’ulteriore ondata in autunno?

«Le varianti ci sono già in altre nazioni, ma anche in Italia e per la loro maggiore contagiosità - mi riferisco alla Delta, ma anche ad altre - hanno questa capacità diffusiva. Ci sono ormai diversi focolai in giro per l’Italia e l’Europa. Questo ci deve fare rimarcare l’importanza della vaccinazione, perché si è visto che una vaccinazione ben fatta, completa con due dosi, copre anche queste varianti rispetto alla malattia importante. Ovvero chi si vaccina non è colpito in maniera grave. Purtroppo le varianti possono bucare il vaccino, ovvero possono determinare infezione nel soggetto, senza evidenza sintomatologica».

E quindi...

«Le varianti sono qualcosa che ci capiterà. Arriveranno anche da noi, immagino uno scenario ritardato, ma simile a quello che accade in Inghilterra, che ha riaperto prima di noi. Ricordiamoci che più contatti abbiamo, più possibilità ci sono di incrociare un soggetto infetto. In più si è aggiunta una variante di maggiore contagiosità, per cui credo che avremo un colpo di coda del virus tra qualche mese. Non mi aspetto una devastazione, ma una proporzione bassa di casi gravi come in Inghilterra. Vero che la variante Delta è più cattivella, nel senso che dà una sintomatologia più intensa e questo può infastidire in termini di decorso della malattia».

Passiamo alla mascherine. In provincia di Bolzano abbiamo anticipato di una settimana la fine dell’obbligo di portarle sempre all’aperto. Scelta giusta?

«Non c’è un manuale di gestione che ci dia un indicatore preciso e ci dica il momento giusto di smettere di usarle. Sappiamo che all’aperto il rischio è sicuramente inferiore, che in estate le condizioni meteo non favoriscono il contagio. È chiaro che è un elemento di prudenza: la mascherina deve essere usata un po’ come gli occhiali da sole, cioè si usano al bisogno, quando c’è riverbero. Invece la mascherina a sua volta va ancora adottata nelle situazioni al chiuso o di affollamento. Ovviamente sarebbe stata bella un’azione coordinata tra regioni. Una settimana prima comunque ci può stare, è stata probabilmente più una decisione politica che tecnica».

Cosa pensa della decisione di sospendere il personale sanitario no vax, medici compresi? Anche se questi ultimi sono molti meno rispetto ad infermieri ed ausiliari.

«La ritengo una scelta giusta perché il medico deve tutelare il paziente che viene da noi anche per altre patologie. Una scelta che può essere anche spiacevole, ma si tratta di un messaggio che andava dato». M.D.













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