rallo - storie di violenza, emigrazione e speranza 

I racconti di Berti sui profughi guatemaltechi 

Dopo una vita in giro per il mondo, ha scritto un libro con l’antropologo Camacho Nassar 



RALLO. “Tra violenze e speranze - Racconto della memoria dei profughi del Guatemala”. Questo il titolo (e il tema) del volume scritto a quattro mani (in coppia con l’antropologo costaricense Carlos Camacho Nassar) da Narciso Berti, di Rallo. Sessantanove anni ancora da compiere, Berti vanta una lunga esperienza in progetti e programmi di agronomia tropicale ed economia agricola finanziati dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea e da organismi non governativi. Lunghissimo l’elenco dei Paesi dove Berti ha operato: in Africa (Mozambico, Angola, Repubblica Centro Africana, Tunisia e Algeria); in Centro America (Guatemala, Honduras, Salvador, Nicaragua e Messico) e nel Sudamerica (Bolivia, Brasile e Venezuela).

L’elaborazione originale del libro, dato alle stampe a fine 2017, risaler al 1997, quando in Guatemala non c'era ancora la pace; 20 anni dopo i rifugiati guatemaltechi intervistati da Berti e Camacho Nassar raccontano la loro storia “per salvare la memoria della tragedia vissuta”. Come ricorda Narciso Berti presentando il testo, in Guatemala, a metà del secolo scorso, era iniziata un'intensa instabilità politica che peggiorò con l'avvento dei militari al potere. Nel paese centroamericano convivono differenti gruppi etnici che compongono la società guatemalteca e rilevante è la presenza d'indigeni, la cui cultura maya è spesso ignorata e per alcuni considerata estinta al pari dell’omonimo popolo. La violenza che dilagava nel paese aveva causato un esodo massiccio di profughi verso i paesi confinanti (il Chiapas in Messico, l’Honduras e il Salvador), creando relazioni intense, a volte tese, con le popolazioni ospitanti. Una situazione che, in parte, ricorda quanto sta succedendo oggi in Italia ed in Trentino anche se numeri e condizioni di accoglienza sono molto diversi, annota Berti. Il volume (276 pagine con racconti raccolti di prima mano dai protagonisti, disegni di bambini, la riproduzione di documenti tradotti dallo spagnolo, annotazioni, una ricca bibliografia per chi volesse approfondire la storia) tanto per dare un'idea della complessità della vicenda dedica ben quattro facciate solo a ricordare le sigle di organismi ed associazioni internazionali e interamericane che sono state coinvolte nel complesso dramma guatemalteco. Nei vari paesi ospitati vennero costituiti tra gli esuli guatemaltechi nuove organizzazioni e si contrattò il ritorno al Guatemala: al timore della violenza si sostituì la speranza del ritorno. Dai racconti traspare timore e rassegnazione: il desiderio di tornare si scontra col ricordo dei massacri, delle violenze subite nella terra d’origine e il timore che possano ripetersi.

Migliaia di rifugiati ritornarono in una patria che non era più la stessa. Vissero il dramma di sentirsi stranieri nell'esilio come nel proprio paese e le conseguenze sono evidenti ancora oggi, a distanza di vent’anni.

“I soprusi e le violenze hanno forgiato questi popoli ad affrontare il futuro con speranza. Conoscere la loro storia può aiutare a comprendere il dramma dei migranti di oggi e a cercarne la soluzione” - conclude l’autore. (g.e.)















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