musica e società

Murga, nelle manifestazioni del Trentino il ballo liberatorio di chi lotta per i diritti civili

Una ventina tra danzatori e suonatori si esibiscono in occasione di iniziative pubbliche dal significato politico e sociale

LE IMMAGINI: Il fascino del ritmo che viene da oltreoceano


di Fabio Peterlongo


TRENTO. Dalle periferie uruguayane ed argentine, il viaggio della Murga attraversa l’Atlantico ed arriva in Trentino. Con i suoi colori sgargianti, i suoi costumi eccentrici e la sua musica trascinante, scandita da frenetiche percussioni, la Murga culmina in un ballo sfrenato, che diventa metafora della liberazione degli schiavi dalle loro catene. In Trentino, la tradizione di questa danza di gruppo è ripresa dalla Murga Trentinerante, una “comunità” di circa venti persone che si dividono tra danzatori e suonatori e si esibiscono in occasione di iniziative pubbliche dal significato politico e sociale. Dalle lotte contro il surriscaldamento globale fino ai diritti civili delle donne e delle minoranze ignorate, la Murga Trentinerante scende in piazza con i suoi tamburi e le sue danze ogni qual volta ci sia da dare forza ad un messaggio di inclusione. Composto soprattutto da giovani e studenti, il gruppo è aperto a tutte le fasce d’età: «La Murga è per tutti, come dimostra la presenza della nostra “Mamma Murga” di 66 anni. E stiamo pensando di coinvolgere direttamente i bambini in una “Baby Murga”», ha raccontato Diletta Zambanini, "portavoce" dei gruppo.

Ecco la Murga "trentinerante": il ballo dei diritti civili che arriva da oltreoceano

Grazie a un gruppo di una ventina di giovani, scende in piazza con i suoi tamburi e le sue danze ogni qual volta ci sia da dare forza ad un messaggio di inclusione (foto Fabio Peterongo)

«MUSICA FRENETICA PER UN MESSAGGIO SOCIALE»

Diletta Zambanini, 28 anni, è tra le fondatrici della Murga Trentinerante: «Mi sono avvicinata al mondo della Murga nel 2018 quando andai al Carnevale Sociale di Scampia - racconta Diletta - Rimasi incantata e in diversi ci attivammo per creare un gruppo trentino, anche con il sostegno del gruppo vicentino che era meglio strutturato». Diletta ricorda la data di nascita del gruppo locale: «Era l’8 giugno 2018 quando partecipammo alla grande sfilata al termine del Dolomiti Pride. Ci misero in fondo al corteo perché facevamo tanto rumore, a Trento non si era mai visto niente di simile. E dopo quell’esibizione tante persone ci contattarono chiedendo di prendere parte alle nostre danze». La Murga ha origine in America Latina dove è la danza degli “ultimi”, come spiega Diletta: «È una danza che arriva dai quartieri poveri delle città di Argentina e Uruguay. È un’arte di strada che arriva dagli schiavi neri e anche per questo motivo ci sono elementi di danza africana. Il carnevale era il momento in cui i servitori neri potevano prendersi gioco dei padroni, indossando bizzarre parodie dei vestiti dei signori, con il cappello e il frac, ma indossati alla rovescia e colorati di tinte sgargianti». Insomma, il forte messaggio sociale è scritto nell’origine della Murga, come dimostra lo svolgimento delle fasi salienti del ballo: «Nel corso della danza c’è la fase chiamata “Matanza”, - spiega Diletta - I ballerini si dispongono a cerchio. Prima stanno bassi sul terreno, come se portassero delle catene. Poi con il crescendo dei tamburi ci si alza e con un grande salto ci si libera. Ed è quello l’inizio di un ballo frenetico». Il gruppo trentino cerca di mantenersi fedele al messaggio sociale, persino “rivoluzionario”, della Murga: «Le persone vengono colpite dall’esplosione, dall’energia, ma percepiscono che oltre alla musica c’è qualcosa di più. Si gioca insieme al pubblico, la gente rimane scioccata in senso buono. Anche per questo prendiamo parte a numerose azioni con gruppi ecologisti come Extinction Rebellion. È importante dare un’impronta sociale e politica». Le occasioni più attese sono però quelle che mettono a contatto i diversi gruppi locali nel corso di manifestazioni di rilievo nazionale: «In quelle occasioni interpretiamo il repertorio di ritmi “base” che tutti i gruppi conoscono, in questo modo riusciamo a creare delle grandi coreografie, anche con i gruppi che non conosciamo. Ogni Murga poi però personalizza i suoi ritmi e sceglie i suoi colori, per noi sono giallo, bordò e verde scuro».

«“DAR LA MURGA” IN ARGENTINO SIGNIFICA “DAR FASTIDIO”»

Carla Argenziano, 35 anni, di lavoro fa la contabile alle Poste, ma arriva da un percorso professionale con punte di creatività: «In passato ho avuto un negozio di fumetti!» racconta Carla, che forse per questa affinità con il mondo delle “arti grafiche” è diventata una delle truccatrici del gruppo, anche se tutti possono cimentarsi nel compito: «Conosco bene i passi di danza, ma non mi piace troppo espormi, altri sono più bravi… Allora mi dedico a dipingere e truccare, ognuno porta le sue competenze». Quello per la Murga è però un amore a trecentosessanta gradi: «Amo provare cose nuove e della Murga me ne sono innamorata subito. Della Murga amo tutto, i colori, i tamburi, le percussioni. Quando arriva la Murga, attira l’attenzione, non si può ignorarla. E può portare dei messaggi in maniera potente». Non per nulla, spiega Carla, nello spagnolo argentino “dar la murga” significa “dare fastidio”: «Chi aderisce deve avere una coscienza politica affine a quella del gruppo, voler migliorare la società. Si avvicina alla Murga chi ha curiosità verso il prossimo ed ha anche voglia di impegnarsi in qualche modo». Carla indica nel raduno del “Frente” nazionale delle murghe il momento più entusiasmante: «Quello è momento più speciale. Quando si riunisce il “Frente”, si creano danze gigantesche». Ma il metro di misura del successo di una performance sta nell’essere stati capaci di coinvolgere i passanti occasionali: «Quando vedi la mamma che porta il bambino dentro al gruppo di danzatori, significa che siamo riusciti a liberare quella persona dalle sue inibizioni, dalle sue catene. Anche per questo non puntiamo alla perfezione delle performance, non vogliamo che la gente si senta a disagio. La Murga è per tutti».

«UN POTENTISSIMO ANTI-STRESS CHE PORTA ALLEGRIA»

Giada Miclet, 28 anni, lavora come educatrice nella Scuola nel bosco ed è terapista di riabilitazione psichiatrica. È attiva nella Murga trentina dal 2019, quando prese parte alle contro-manifestazioni che portarono a Verona cinquantamila persone contrarie al “Convegno mondiale per la famiglia”, la kermesse conservatrice che proponeva un’idea tradizionalista di famiglia: «Fin da subito fui colpita dalla musica e dai colori della Murga. Porta allegria a chi guarda, ma dà un’energia incredibile anche a chi che partecipa direttamente. Forse per questo preferisco ballare al suonare». Giada sottolinea l’unicità del gruppo dei “murganti” e la potenzialità quasi “terapeutica” di questa forma di espressione: «Non è scontato oggi trovare un simile luogo di condivisione, capace di far superare lo stress e i ritmi quotidiani». Ed il fatto che all’esibizione artistica si colleghino spesso contenuti sociali, è un elemento che valorizza l’esperienza collettiva: «Mi piace sostenere con la musica e il ballo delle cause un po’ ignorate- evidenzia Giada - Per me è importante accompagnare delle manifestazioni di grande contenuto con contributi artistici».

«UN BALLO CHE NASCE DALLA POVERTÀ DELLE PERIFERIE»

Velia Gariano, 66 anni, è soprannominata “Mamma Murga”, per il suo entusiasmo non minore di quello degli altri “murganti” più giovani. È stata coinvolta nel gruppo dalla figlia e la sua passione verso la Murga è ormai trascinante: «Mia figlia Sara me ne parlò con entusiasmo, sapendo del mio spirito giovanile. Quando mi trovai nel mezzo del Padova Pride del 2019, ho scoperto un mondo così nuovo e colorato, tutto intriso di splendore, di musica, della gioia del conoscersi. Così, nonostante il ginocchio sfasciato, ho ballato insieme a loro». Da lì in poi “Mamma Murga” diventa un punto di riferimento per il gruppo trentino: «Ho recuperato il tamburo di una vecchia batteria, acquistandolo su internet. D’altronde la Murga nasce dalla povertà ed in Argentina usano come percussioni ogni oggetto adatto allo scopo, anche le taniche di plastica». Nessuna precedente esperienza da “musicista” per Velia, ma un sogno nel cassetto: «Avevo sempre sognato di suonare le percussioni e finalmente i ragazzi della Murga mi hanno messo il tamburo in mano dicendomi semplicemente: “Segui il ritmo e andrà benissimo”. Così ho imparato a seguire tutti i ritmi di base. È un grande anti-stress, quando ha voglia di sfogarti “darci dentro” con le percussioni è un’ottima soluzione!». Velia prende con leggerezza l’impegno politico e sociale che accompagna la Murga: «Io sono una cittadina del mondo, mi metto sempre dalla parte del più debole, sono pronta a fare tutto ma non voglio che mi si dia un colore politico. E la Murga permette proprio questo, è un suono che porta gioia, porta a ballare, trascina le persone nella maniera più semplice e bella». Quello dell’impegno sociale rimane però un elemento che distingue la Murga da tante altre forme di danza che spesso le persone iniziano a praticare per occupare il tempo libero: «I ballerini sono tutti alla pari, nessuno vuole primeggiare. Questa è la differenza con altri balli, come il tango, la salsa… Li ho provati tutti, ma solo nella Murga non doni la tua gioia solo a una persona, ma a un gruppo di persone con cui condividi un’esperienza di profondo connubio di spirito».













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