La storia del muratore che ad Auschwitz salvò la vita a Primo Levi

Lo storico Carlo Greppi ha riportato alla luce la vicenda di Lorenzo Perrone. Il librto, edito da laterza, si intitola "Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo". In Se questo è un uomo Primo Levi ha scritto: «credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi». Ma chi era Lorenzo?

Lorenzo Perrone, questo il suo nome, era un muratore piemontese che viveva fuori dal reticolato di Auschwitz III-Monowitz. Un uomo povero, burrascoso e quasi analfabeta che tutti i giorni, per sei mesi, portò a Levi una gavetta di zuppa che lo aiutò a compensare la malnutrizione del Lager.

E non si limitò ad assisterlo nei suoi bisogni più concreti: andò ben oltre, rischiando la vita anche per permettergli di comunicare con la famiglia. Si occupò del suo giovane amico come solo un padre avrebbe potuto fare. La loro fu un’amicizia straordinaria che, nata all’inferno, sopravvisse alla guerra e proseguì in Italia fino alla morte struggente di Lorenzo nel 1952, piegato dall’alcol e dalla tubercolosi. Primo non lo dimenticò mai: parlò spesso di lui e chiamò i suoi figli Lisa Lorenza e Renzo, in onore del suo amico. 



GIORNO DELLA MEMORIA

A Trento «l'ultimo bambino di Auschwitz»

Oleg Mandic racconterà la sua vicenda alla cittadinanza e agli studenti. Il presidente Fugatti a Bolzano: "Questi luoghi che conservano la memoria dell'Olocausto"

Un volo di pace, gli studenti di Arco celebrano il Giorno della memoria

Il giorno della memoria, anticipato ad oggi visto che il 27 cade di domenica, è stato onorato come tutti gli anni anche dall'istituto comprensivo di Arco. Oltre ai canti, la visione di film scelti appositamente, in tutti i plessi, quattro di scuola primaria ed uno di scuola secondaria di primo grado, alle ore 10.30 sono state sospese le lezioni per dar vita ad un momento davvero toccante: "Un volo di pace". Ad ogni palloncino liberato in cielo, i 1400 alunni arcensi hanno affidato alcune frasi dedicate a tutti i bambini che vissero la terribile esperienza dei campi di sterminio. A Romarzollo, come si può vedere dalle immagini, i 6 palloncini azzurri, tanti quanti le punte della stella di David, han fatto volare altrettante farfalle di carta dello stesso colore, il giallo, che i nazisti scelsero per identificare gli ebrei.