Percorso di scoperta nel “graffitismo” dei pastori fiemmesi 

Il Sabato nei rifugi. Sono migliaia le scritte lasciate con l’ocra rossa Oggi la SAT organizza un’escursione per conoscerle. Si parte da Ziano



Trento. Prosegue la rassegna Il Sabato nei rifugi promossa da SAT che quest’oggi propone l’iniziativa “Le scritte dei pastori” che fa riferimento alla ricerca promossa dal Museo degliUsi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige e curata dalla dottoressa Marta Bazzanella.

L’evento coinvolge la giornata di oggi con ritrovo presso la Chiesa Parrocchiale di Ziano di Fiemme alle ore 9 per poi percorrere a piedi il sentiero SAT 509 fino alle porte di Valaverta e quindi venire guidati alla scoperta delle pareti con le scritte dei pastori. Una visita quella alla scoperta delle scritte lasciate dai pastori che si avvale di una rete di collaborazioni.

L’iniziativa infatti è resa possibile grazie a Magnifica Comunità di Fiemme e poi Commissione Storico Culturale e Biblioteca della SAT; inoltre il percorso è inserito al numero 3 della Guida “Sui sentieri dei pastori. Itinerari escursionistici alla scoperta delle scritte dei pastori di Fiemme”.

Durante le giornata il pubblico verrà introdotto nell’affascinante studio che ha permesso di riportare alla luce e soprattutto comprendere cosa celano le iscrizioni. A parlare la stessa etno archeologa Marta Bazzanella che spiega, attraverso una nota stampa, «Alle pendici del Cornón, in val di Fiemme si trovano gli abitati di Tesero, Panchià, Ziano di Fiemme e Predazzo. Quattro comunità che, nell'ambito di un'economia agro silvo-pastorale si sono spartite le attività di tutta la montagna alle loro spalle: dai prati di quota, riservati alla fienagione, ai ripidi pendii dei versanti che sovrastano gli abitati, non coltivabili a causa della pendenza, e destinati al pascolo degli ovini da lana e dei caprini asciutti che, non dovendo essere munti, potevano essere pascolati sui terreni più impervi alla ricerca anche dell'ultimo filo d'erba Sui supporti rocciosi di colore biancastro, che separano le grandi praterie d'alta quota dalle fasce pascolive intermedie, i pastori, in stragrande prevalenza, ma anche i cacciatori e gli sfalciatori, si sono prodotti lungo i secoli in un'opera di graffitismo, istoriando la roccia con un ocra rossa che si reperisce facilmente in noduli, in varie zone dello stesso Cornón e sul Latemar. Localmente quest'ora viene chiamata ból. Il ból de bèsa, viene detto nel dialetto fiemmese, perché era un pigmento che serviva a contrassegnare le pecore. Si tratta di oltre 1300 iscrizioni, le più antiche risalgono al 1600-1700, ma ne abbiamo trovate anche del 1400 che non sono visibili a tutti. Molto varie le raffigurazioni: disegni di casa, disegni di caccia, il Sacro Cuore di Gesù ed ancora firme, date, conteggio del bestiame un segno concreto di quanto l'uomo fin dall'antichità abbia avuto bisogno di formule espressive, per testimoniare la propria presenza terrena , il proprio passaggio e il proprio lavoro». K.C.













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