Olimpiadi invernali

Dopo il colpo di Plzen, Amos non pone limiti all’Italia del curling

I trentini ai Giochi/1: Mosaner, Ferrazza e Pilzer


di Luca Franchini


Plzen, Repubblica Ceca, 10 dicembre 2017. Ultimo tiro all’extra end del match decisivo del torneo di qualificazione olimpica contro la Danimarca. L’incaricato è Amos Mosaner che, con una spettacolare doppia bocciata, regala all’Italia il biglietto aereo per PyeongChang. Dopo la partecipazione alla rassegna a cinque cerchi di Torino nel 2006, in qualità di Paese organizzatore, per la prima volta gli azzurri delle stones sono riusciti a staccare il pass olimpico sul campo e a garantirsi un posto tra le magnifiche dieci dei Giochi. Assieme a Mosaner, trentino di Cembra che compirà 23 anni il 12 marzo prossimo, voleranno in Corea anche lo svizzero-trentino Joel Retornaz, simbolo del curling italiano, il piemontese Simone Gonin e gli altri due cembrani Daniele Ferrazza e Andrea Pilzer.

L’ultimo tiro nel match contro la Danimarca (battuta 6-5) rimarrà indelebile nella memoria di Mosaner: la doppia bocciata, poi un urlo alla Tardelli, l’abbraccio con i compagni.

Ci racconta quei momenti?

«Il danese aveva messo la stone in posizione ideale – spiega Mosaner – A quel punto, Retornaz e io ci sono guardati e, in pochi secondi, abbiamo deciso quale fosse il tiro migliore da fare: la doppia bocciata, l’unica che poteva permetterci di conquistare il pass olimpico. Avevo l’adrenalina a mille, sapevo che quel tiro valeva il biglietto per la Corea. Sono stati 30 secondi lunghissimi, in cui ho pensato solo a quello che dovevo fare: il tiro è stato quasi perfetto, quanto basta per regalarci l’Olimpiade. Poi è scoppiata la gioia».

Quel tiro ha riscritto la storia del curling italiano.

«Rimarrà nella mia memoria e probabilmente non solo nella mia – commenta il cembrano – Ho 22 anni, un’intera carriera davanti: l’obiettivo, ora, è quello di fare qualche tiro ancora più importante».

Uno, a dire il vero, Amos Mosaner lo aveva già fatto in passato, quando nel 2012 guidò la squadra mista azzurra alla conquista della medaglia d’argento ai Giochi Olimpici Giovanili di Innsbruck. «A PyeongChang sarà sicuramente diverso, ma anche quella fu una bella esperienza e ci sono delle similitudini: non eravamo tra le nazioni favorite, il nostro secondo posto fu una sorpresa». Chissà che gli azzurri non possano sorprendere anche in Corea. «Un primo obiettivo lo abbiamo raggiunto: siamo tra le dieci migliori squadre al mondo. Adesso vogliamo giocarcela, sapendo di dover affrontare formazioni molto più forti della nostra. Nessuno ci sottovaluta e in ogni match si parte dallo zero a zero».

Il debutto olimpico degli azzurri avverrà il 14 febbraio e sarà il classico esordio con il botto: il primo avversario sarà il Canada, la nazione che ha vinto le ultime tre edizioni delle Olimpiadi. «Forse è meglio così. I canadesi sbagliano poco e, se sbagliano qualcosa, è più facile che succeda nelle prime partite del torneo. Siamo una squadra affiatata, consapevole di poter disputare una buona Olimpiade, sperando che anche la fortuna giri un po’ dalla nostra. Non guasta mai».

Il torneo olimpico si svilupperà in una prima fase con girone all’italiana (nove partite in totale), con accesso ai playoff e alla lotta riservata alle prime quattro classificate.

Mosaner, come è nata lasua passione per il curling?

«Papà Adolfo giocava e ora è ice-maker al Palacurling di Cembra. I primi tiri li ho fatti a 4-5 anni, poi ho sempre giocato assieme agli amici. Da giugno, grazie all’arruolamento nel gruppo sportivo dell’Areonautica Militare, posso praticare questo sport come professionista. I risultati ovviamente si vedono».

Prima di dedicarsi al curling, Mosaner si era messo in mostra anche nel ciclismo, praticato fino all'età di 16 anni. Nel 2009, da esordiente secondo anno, vinse tre corse e salì altre dieci volte sul podio, mentre il suo ultimo successo arrivò nel 2011 quando, da allievo, tagliò per primo il traguardo del Trofeo Gigino Battisti a Trento. «Ho bei ricordi anche del ciclismo. Ho iniziato a correre da G1, a sette anni, e ho proseguito fino alla categoria Allievi. Al tempo frequentavo l’istituto alberghiero, tornavo a casa alle 18.15: allenarsi era difficile e la passione non era più quella di un tempo».

Il ciclismo è sacrificio, ma non che il curling non lo sia.

«C’è il professionismo anche nel nostro sport – precisa Mosaner – In Italia ora siamo in tre a poterci dedicare a tempo pieno, grazie all'Aeronautica. Ci alleniamo tutti i giorni: quattro ore sul ghiaccio e due ore in palestra, seguiti a tempo pieno da un coach svedese (Soren Gran, ndr). La differenza, poi, la si fa con la passione, come in ogni altro ambito».

C’è anche del lavoro fisico, dunque.

«Facciamo tanto stretching e sala pesi, per aumentare l’efficacia dell’azione di sweeping (effettuata con le scope da curling, ndr). Le partite durano oltre due ore: nel finale la stanchezza può farsi sentire, soprattutto a livello mentale, e a quel punto ogni dettaglio può fare la differenza».

Quella che Mosaner sogna di riuscire a fare anche in Corea, con l’obiettivo di migliorare il settimo posto di Torino 2006. Sognare non costa nulla.

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