PISTE E IMPIANTI

Sci, riapertura fissata per il 7 gennaio Ma mancano ancora i protocolli 

Fugatti al governo: «Ora ci aspettiamo il via libera alle regole proposte dalle Regioni e che non sono state ancora approvate» Guadagnini (Anef): «Questa sarà una stagione in perdita, ma confidiamo che le indicazioni per la riapertura siano almeno sostenibili»


Andrea Selva


TRENTO. La data per la riapertura degli impianti da sci ora c’è (il 7 gennaio prossimo) quello che manca sono le “regole del gioco”, cioè le condizioni di sicurezza stabilite dalle Regioni e dalle Province autonome e che il Comitato tecnico scientifico dovrà validare. Validazione che finora non è avvenuta, tanto che il presidente Fugatti (ieri pomeriggio) ha chiesto a Roma di dare il via libera al protocollo. Intanto la data del 7 gennaio è stata inserita, l’altra notte, all’interno del Dpcm che è entrato in vigore questa mattina e per Luca Guadagnini, imprenditore funiviario dell’Alpe Lusia e rappresentante degli impiantisti trentini associati all’Anef, si tratta di un buon punto di partenza: «L’attività di un comprensorio sciistico non può essere improvvisata, per questo abbiamo sempre chiesto una data di apertura per essere in grado di programmarci. Ora la data c’è, ma sarà fondamentale, il più presto possibile, conoscere anche le condizioni di riapertura degli impianti soprattutto per verificare se lo scenario giudicato sicuro dal Comitato tecnico scientifico sarà sostenibile per le nostre aziende. Abbiamo comunque già messo in preventivo il fatto che questa stagione sarà in perdita e faremo tutto quanto è possibile per la riapertura nei tempi che ci sono stati indicati».

Le trattative

Dopo un primo approccio nelle settimane scorse (che non ha portato al via libera sul protocollo per le funivie) gli impiantisti non si illudono sulla possibilità di avere un reale confronto con il governo. Sarà importante - anche con la mediazione delle regioni - riuscire a ottenere condizioni che possano garantire il funzionamento degli impianti anche dal punto di vista economico. Si dovrà parlare di portata degli impianti, partendo dal 50 per cento di passeggeri che era stato chiesto dal Comitato tecnico scientifico mentre gli impiantisti puntavano al 66 per cento facendo notare che i viaggi sugli impianti di risalita durano meno del quarto d’ora che gli esperti sanitari considerano il tempo critico per il contagio e che maggiore è la portata degli impianti a fune, minore è il tempo trascorso in coda dagli sciatori. Si era parlato poi di un limite agli skipass venduti per giornata (un punto molto delicato da gestire per i comprensori sciistici, soprattutto quelli dotati di molte interconnessioni tra aree diverse) e anche della possibilità (come avviene in Austria in questi giorni) di consentire lo sci solamente ai residenti. Un’ipotesi - quest’ultima - che Guadagnini non ritiene sostenibile: «Può andare bene in Lombardia, dove hanno un bacino di utenza molto ampio, ma non per aree come Trento e Bolzano che hanno un numero ridotto di residenti».

Gli stranieri

Va detto che il turismo invernale, in particolare nel mese di gennaio (quando in Italia riprendono le scuole ) conta molto sull’arrivo degli sciatori stranieri: «Sarà importante capire se l’apertura riguarderà solo gli italiani o anche alcuni stranieri, come ad esempio i turisti provenienti da Polonia e Croazia» ha detto ieri Bruno Felicetti, direttore delle Funivie di Madonna di Campiglio, area sciistica che quest’anno si era preparata per l’apertura della stagione già lo scorso 21 novembre.









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