Due arene di solitudine, dove gli anziani sono isolati

Microcosmi di solitudine. Da metà febbraio, a Villa del Conte, nel Padovano, è nata una nuova figura istituzionale: l’assessore alla solitudine. L’iniziativa si propone di fornire un supporto umano...


Paolo Tessadri


Microcosmi di solitudine. Da metà febbraio, a Villa del Conte, nel Padovano, è nata una nuova figura istituzionale: l’assessore alla solitudine. L’iniziativa si propone di fornire un supporto umano affinché la cittadinanza non si ritrovi sola di fronte alle piccoli e grandi incombenze della vita, come il pagamento delle bollette, la prenotazione di visite mediche, la compilazione dei moduli della denuncia dei redditi e tanto altro. “Dal momento in cui sono entrata in carica – racconta la sindaca, Antonella Argenti – ho scoperto che dietro ad ogni richiesta che mi veniva portata c’era un’istanza di solitudine. Mancano le relazioni, delle voci umane che ascoltino e consiglino. Mi sono detta: sono un sindaco e i miei cittadini hanno bisogno di poter contare sulla mia voce e sulla mia rassicurazione”. È nata così l’idea di dare vita a questa nuova figura, fornendo ai cittadini i numeri di telefono per i casi di necessità. Le richieste sono, soprattutto, di attività a domicilio come la firma per la carta d’identità, qualche risoluzione rispetto a problemi famigliari e logistici. Numerose le richieste di informazioni e le richieste di aiuti a domicilio per la spesa o per l’acquisto di farmaci e medicinali, a causa della paura di muoversi di casa. “Così andiamo a prendere la spesa piuttosto che i medicinali e li portiamo a domicilio e i cittadini si ritrovano quello che hanno richiesto”. Così si portano umani sentimenti dentro case solitarie.

Monteviasco nel Varesotto, invece, è isolato. Lì, il lockdown dura da due anni. Il piccolo villaggio prealpino, che conta una decina di abitanti, in prevalenza anziani, è senza collegamenti per lo stop alla funivia. E l’unica strada è una mulattiera con 1.400 gradini. Troppo anche per gli abitanti abituati a camminare su sentieri di montagna. Dopo due anni, infatti, Monteviasco è ancora isolata. La piccola comunità della Val Veddasca, in provincia di Varese, si è ritrovata tagliata fuori dal mondo ben prima dell’emergenza Covid-19 e dei ripetuti lockdown. Per il borgo montano tutto è cambiato il 12 novembre del 2018. Dunque: portare il cuore nelle case della persone sole e bisognose di aiuto. Il manutentore della funivia, che collegava il paesino con il fondovalle, perse tragicamente la vita mentre era al lavoro sull’impianto, che, in seguito all’incidente, fu chiuso. Ancora oggi si attende che possa tornare in funzione. Da allora Monteviasco è raggiungibile solo a piedi, perché la strada si ferma al piazzale di partenza della funivia. Da qui bisogna inerpicarsi su una mulattiera di 1.400 gradini che permette di superare 400 metri di dislivello. In aiuto sono arrivati i carabinieri della stazione di Dumenza, che percorrono il sentiero tre volte alla settimana per portare generi alimentari e medicinali agli abitanti della frazione, con zaini che arrivano a pesare fino a 15 chili. Un servizio essenziale che prosegue ormai da 24 mesi. Per vedere la funivia nuovamente attiva servirà ancora tempo. Terminata la prima fase di progettazione da parte dei tecnici, ora si aspetta l’approvazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il finanziamento dalla Regione. Nel frattempo a Monteviasco, in seguito all’ultimo Dpcm, ha chiuso temporaneamente anche l’unico ristorante rimasto aperto negli scorsi mesi, che attirava turisti ed escursionisti. Il paese è tra i siti lombardi più votati nella campagna del Fai "I luoghi del cuore". Ora è un’arena di solitudine, soprattutto per le persone anziane. Una realtà descritta dal rapporto dell’Istituto superiore della sanità, che ha documentato come un anziano su cinque non ha relazioni sociali.









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