Politica

Mario Draghi si è dimesso: il governo resta in carica per gli affari correnti

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «prende atto della decisione del premier». L'ex premier Mario Monti: «Crisi in grado potenzialmente di creare gravi danni»



ROMA. «Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa mattina al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei ministri professor Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri presso il Senato ha reiterato le dimissioni sue e del governo da lui presieduto.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ne ha preso atto, il governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti». E' quanto dichiara in un video dal Quirinale il Segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti.

«Questa è una crisi potenzialmente in grado di provocare gravi danni», sostiene il senatore a vita Mario Monti, intervistato da La Stampa sulle conseguenze del voto in Senato che ha costretto il premier Mario Draghi alle dimissioni.

Una crisi che «per fortuna - aggiunge - è contenibile negli effetti di cui è capace».

Ciò che l'ex ministro auspica è di ripetere quanto già avvenuto in passato. «Il governo non è stato sfiduciato e, almeno sinora, le dimissioni non sono state accolte», premette Monti, che si rifà al precedente del gennaio 1994 quando Scalfaro respinse le dimissioni di Ciampi.

«Indisse le elezioni, ma il governo restò in sella. Se questo dovesse avvenire», spiega il senatore, «il governo Draghi sarebbe nella pienezza dei suoi poteri. Potrebbe andare oltre gli affari correnti in attesa del successore», «impostare la legge di bilancio e procedere nella gestione del Pnrr».

In arrivo c'è lo scudo anti-spread. «All'estero - per l'ex commissario Ue - si chiederanno se vogliamo lo scudo per quando ci puniscono ingiustamente o se lo chiediamo per essere protetti dagli strani comportamenti della politica nazionale».

Intanto lo spread è tornato a salire. «Ci attendono giornate a grossa intensità monetaria», afferma l'economista, per il quale la crisi romana potrà incidere "molto" sulle scelte di Francoforte in merito ai tassi. «Il nostro peso nell'attivo della Bce, cioè i crediti nei confronti dello Stato sotto forma dei titoli pubblici, è elevato», spiega Monti, per il quale «dobbiamo abituarci ad andare a finanziarci di più sul mercato e a contare meno sulla Bce».













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