Economia

Sistema Cassa Centrale: così è cambiato il credito cooperativo in Trentino

Con l'unione delle casse rurali locali in un unico ente, i benefici portati al territorio riguardano la comunità e non solo l'individuo


Mauro Marcantoni


TRENTO. Fino a qualche decennio fa, il Trentino disponeva di un sistema creditizio molto esteso e articolato. Avevamo una forte Cassa di Risparmio, una banca popolare, due istituti di credito speciale, una banca privata ed una fitta rete di Casse Rurali. Dopo un ventennio di vendite e privatizzazioni, di tutto questo sono rimasti solo Mediocredito e il sistema del credito cooperativo.

Quest'ultimo – attraverso Cassa Centrale - è peraltro diventato uno dei due capofila dell'intero credito cooperativo nazionale. È quindi da Trento che si indirizza, governa e controlla un gruppo bancario che in tutte le classifiche figura tra i primi a livello nazionale. Ma cosa significa in concreto avere Cassa Centrale nel nostro territorio? Quali sono i benefici che effettivamente apporta al sistema?

Sono molti e di natura variegata, che vanno adeguatamente considerati proprio in ragione del rilievo che assumono nello sviluppo del Trentino e della sua Autonomia. Cominciamo dai benefici sull'occupazione qualificata. Quando attorno al 2016 si cominciò a lavorare sul progetto di Cassa Centrale Banca capofila del sistema di credito cooperativo nazionale, molti erano scettici sull'esito dell'operazione. Si trattava di convertire una società al servizio di un sistema di credito periferico in una capogruppo direttamente vigilata dalla BCE e destinata a diventare, pur distante da Intesa e UniCredit, una delle maggiori realtà creditizie del Paese.

Era un'operazione non banale. Si trattava di mettere a punto complessi sistemi di governo del Gruppo, adottare metodologie di misurazione della gestione e del rischio, sviluppare strumenti di controllo, avviare in contemporanea diverse operazioni straordinarie. Si rendevano necessarie risorse professionali nuove, fortemente tecnicizzate.

Queste risorse, all'inizio, sono state prese a prestito dalle grandi società di consulenza internazionale. Ma poi si è passati alla creazione della struttura interna portando a Trento - ovvero evitando che se ne andassero - decine di giovani qualificati.

Complessivamente, nel triennio 2019-2021, Cassa Centrale Banca, le Società Controllate con sede in Trentino e le Casse Rurali hanno effettuato 697 assunzioni, con un incremento netto di 177 collaboratori. Il 44% dei nuovi collaboratori ha meno di 30 anni e la gran parte di loro è altamente qualificata. Con riferimento alle sole società del Gruppo Industriale con sede in Trentino, il saldo positivo è di 250 persone, ai quali si aggiunge il saldo positivo di oltre 200 ingressi in Cassa Centrale nel 2018, anno nel quale la candidata Capogruppo si è strutturata per il nuovo ruolo.Il fatto di aver favorito la presenza in Trentino di cervelli e conoscenze impatta positivamente su occupazione, consumi e valore aggiunto, ma rappresenta anche un prezioso potenziale di innovazione e di collegamento nazionale e internazionale di cui oggi, e ancor più in futuro, l'intera comunità provinciale si può e si potrà giovare.

Accanto all'impatto occupazionale, di grande rilievo è anche quello creditizio. Per inquadrare adeguatamente la questione è necessario partire dai più recenti dati della Banca d'Italia che fotografano il sistema del credito trentino nel suo insieme. Dai dati rileviamo che in Trentino tutte le banche -comprese quindi le nazionali insediate in Provincia - hanno raccolto e detengono risparmi per circa 26 miliardi (19 in depositi e conti correnti e 7 in titoli). Di questi 26 miliardi, meno di 20 vengono prestati al sistema locale. Il nostro territorio è quindi esportatore netto di ricchezza finanziaria, che inevitabilmente finisce per finanziare il sistema nazionale (es: azioni e titoli di stato) ed internazionale (es: fondi di investimento).

Il Gruppo Cassa Centrale, per previsione regolamentare, investe nelle aree di competenza almeno il 95% della raccolta. E' un dato importante che dimostra lo storico legame delle Casse Rurali con le proprie comunità di riferimento. Di qui è facile rilevare l'importanza di una istituzione finanziaria che ponga tra i suoi obiettivi l'aumento della quota di risparmio riservata allo sviluppo del territorio.

E' una missione importante, ma non facile da perseguire. Per realizzarla, ragionevolmente, non basterà svolgere bene il ruolo di banca di prossimità che conosce clienti e territorio meglio degli altri. Dovrà anche puntare con decisione sull'innovazione finanziaria e sulla ricerca di soluzioni più avanzate per motivare la realizzazione di investimenti in loco. Abbiamo una forte realtà turistica, potenzialità nelle energie rinnovabili, esigenze infrastrutturali e di sostenibilità ambientale, settori che necessiteranno di ingenti capitali.

Ci sono poi altri tre ambiti nei quali la presenza di Cassa Centrale risulta di grande rilievo. Il primo, molto sentito dagli operatori che si occupano di attività culturali, sociali e sportive è quello che in gergo bancario viene definito con il termine "beneficenza". Le Casse Rurali Trentine e le Società del Gruppo industriale (Cassa Centrale e le sue controllate che hanno sede in Trentino) erogano annualmente un ragguardevole pacchetto di risorse (11.108.942) così suddiviso: 2.214.331 per attività socioassistenziali; 2.191.332 per cultura, attività di formazione e ricerca; 2.325.616 per promozione del territorio e delle realtà economiche; 4.377.662 per sport, tempo libero e aggregazione.

Il secondo ambito riguarda la collaborazione con l'Università di Trento per l'inserimento dei giovani nell'organico del Gruppo, al fine di superare il gap esistente tra il mondo accademico e quello professionale.Sono occasioni di reciproco scambio il Career Fair, che promuove l'incontro one-to-one con i laureandi, e i numerosi incontri con le "Junior Enterprises", in particolare dell'Università di Trento (JETN), per creare un tavolo di dialogo su vari temi, come accaduto nell'autunno 2021 dove si è discusso di finanza sostenibile. Sempre in collaborazione con l'Università di Trento, in memoria di due collaboratori scomparsi improvvisamente, Giulia Tita e Luigi Giuriato, sono state istituite delle borse di studio mediante un accordo di durata quinquennale per un importo totale di 150.000 euro. La prima edizione ha permesso di sostenere l'attività di ricerca post-laurea di due assegnisti del Dipartimento di Economia e Management e di quello di Sociologia e Ricerca Sociale.

Il terzo ambito, infine, chiama in causa le ricadute sulle finanze della nostra Autonomia, che derivano prevalentemente dai nove decimi del gettito riscosso localmente. Quindi, l'ingentissima massa di imposte e tasse pagate da Cassa Centrale in Trentino tornerà in gran parte alle casse della provincia e al suo articolato sistema di enti e di aziende per sostenere le nostre ampie, e impegnative, competenze di autogoverno.

Avere in casa uno degli istituti di credito più importanti del Paese comporta quindi effetti positivi di natura culturale, professionale e occupazionale, soprattutto per i giovani, ma rappresenta anche una grande opportunità per lo sviluppo del Trentino e della sua Autonomia, per i significativi indotti di filiera che produce, sia in termini di servizi collegati, che di forniture all'economia e di supporto alle nostre Istituzioni. Effetti positivi tali da mantenere alta non solo l'attenzione sui benefici che ricadono sul territorio trentino, ma anche sulla necessità di attivare - come comunità e come Autonomia - tutto il possibile perché Cassa Centrale, in casa, ci rimanga a lungo.













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