Otto casse rurali trentine «sorvegliate» da Bankitalia

Si tratta di realtà che hanno «crediti malati» superiori al 20% del portafoglio Ma Federcasse chiarisce: «I nostri istituti soffrono molto meno degli altri»


di Daniele Peretti


TRENTO. La Banca d'Italia ha una lista nera di 50 bcc (banche di credito cooperativo) considerate a rischio. Federcasse controbatte con un numero minore, ma tra le 37 casse rurali con crediti malati superiori al 20% del portafoglio, otto sono trentine: Cassa Rurale di Pinzolo (26,3%), Mori (26,2), Levico (25); Brentonico (24,5); Pergine (23,5); Rovereto (22,2); Aldeno-Cadine (21,8) e Caldonazzo (21,7). La graduatoria degli istituti maggiormente esposti in rapporto al portafoglio, è stata pubblicata dal Sole 24 Ore che ha preso spunto da un intervento del vicedirettore di Bankitalia Carmelo Barbagallo che ha acceso il dibattito con Federcasse.

Palazzo Koch ha secretato la lista delle casse rurali sotto osservazione e certe indicazioni possano nel frattempo essere variate in considerazione di assestamenti di bilancio e fusioni, ma quello che è certo è che le casse rurali non hanno più quella solidità economica che in passato è stata alla base del loro successo.

Ma in sintesi cosa ha detto Barbagallo? «La componente più fragile del settore bancario è individuabile nelle bcc che presentano contemporaneamente coefficienti di capitali più bassi e tassi di copertura inferiori a quelli medi del sistema bancario nazionale. In base ai primi dati riferiti a dicembre 2015, le bcc in tali condizioni erano 50 e rappresentavano il 16% dell'attivo della categoria.» Il rapporto tra portafoglio e crediti malati potrebbe creare non poche difficoltà di mantenimento del patrimonio, ma anche compromettere la possibilità di muoversi sui mercati. Una situazione che Bankitalia sta monitorando con attenzione per decidere gli interventi futuri. Interventi che potrebbero essere collegati al bail in che comporta tagli di azioni, obbligazioni e conti correnti con saldi superiori ai 100 mila euro. Oppure una sorta di appoggio alla riforma voluta dal governo per consolidare il comparto bcc con la creazione di un'unica holding.

La risposta di Federcasse è decisa e per non fare la figura del lato debole dello schema bancario nazionale, ribatte con la considerazione che il dato riguardanti le bcc è nettamente inferiore a quello delle banche tradizionali per le quali 70 sarebbero nelle stesse condizioni delle rurali.

Ma al di là delle schermaglie, la situazione non è certo rosea. Localmente le casse rurali pagano la contrazione dell'apertura delle linea di credito da una parte e dall'altra la percentuale in incremento delle difficoltà di pagamento da parte della clientela. La cessione di parte di questi crediti definiti "spazzatura" ha permesso o permetterà di sanare parzialmente i bilanci e quindi di variare il quadro generale anche se, a livello nazionale, pesano per 134 miliardi con un’incidenza pari al 12,9% per i crediti e al 5% per i finanziamenti. Considerando che il credito per le imprese resta l'unico canale di approvvigionamento delle banche, la situazione non è certo rosea.

Il dato locale denota un'altra particolarità: delle otto indicate, quattro hanno come principale riferimento il comparto turistico ed altrettante quello produttivo, due settori che non godono certo di buona salute.













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