Il dialetto trentino “brasileiro” «Adesso è tutto in un libro»

Un imponente studio firmato dai docenti Everton Altmayer e Mario Bonatti «Quaggiù sopravvivono termini arcaici che in Trentino non si usano più»

di Elena Baiguera Beltrami

di Elena Baiguera Beltrami

TRENTO

Non appena il collegamento via skype è stabilito, sullo schermo appare un bel viso asciutto e sorridente, poco più che un ragazzo, il quale, dall’altra parte del mondo mi parla affabilmente in dialetto trentino con un forte accento brasileiro. Che leggerezza, che armonia, che calore! Lui si chiama Everton Altmayer e, come è facilmente intuibile dal cognome, è di origini (sud)tirolesi, il nonno era della zona di Merano e la nonna è primierotta, mentre un trisavolo è stato podestà di Trento nel 1860, tale Alessio de Alttmayer. Un Tirolo che in Brasile non è ancora propriamente percepito come due province, e due realtà distinte, Trentino e Alto Adige, una di lingua italiana e l’altra a prevalente lingua tedesca, ma come Tirolo italiano e Tirolo austriaco e comunque sempre di Tirolo si parla. Everton, 33 anni, sposato con una bimba di tre anni, è socio del circolo trentino di San Paolo ed alla sua giovane età, è già docente universitario con un dottorato in lingua italiana e studi di filologia romanica. Dal 2006 si occupa di studi sul dialetto trentino in Brasile ed è presidente del Centro Culturale Dona Leopoldina Österreichischer Kulturverein di Treze Tílias, nello Stato di Santa Catarina, una città fondata da immigrati tirolesi, che presenta architetture tipicamente austriache e dove oltre al portoghese, è diffusa una variante sud-bavarese del tedesco. Insieme a Mario Bonatti, Everton Altmayer ha pubblicato un corposo volume dal titolo: “Il dialetto trentino in Brasile” – (386 pagine, Casa Editrice Nova Letra), in lingua originale portoghese “O dialeto trentino no Brasil”. Abbiamo intervistato il giovane docente.

Il dialetto trentino è davvero così vivo e diffuso da motivare un libro di quasi 400 pagine?

«Nelle nostre Università, dove stiamo distribuendo il volume, ci sono sempre più studenti interessati ad approfondire lo studio delle lingue di immigrazione. Inoltre in certe comunità, dopo 140 anni di emigrazione (tenga conto che la prima ondata arrivò in Brasile nel 1859) il dialetto resiste, anche se i media e i social network stanno cancellando nei giovani il culto di queste consuetudini. Del resto, basta tener presente che siamo ormai alla quarta o quinta generazione di immigrati. Il nostro intento, mio e dei numerosi collaboratori che hanno lavorato a questo progetto, è quello di preservare alcuni idiomi del dialetto trentino, che qui si chiama “dialet tiroles”, ormai desueti nel dialetto corrente, quello che si parla oggi in Trentino».

Ci può fare qualche esempio?

« “Il “gudaz” ad esempio, che significa padrino, oppure la “codema”, il recipiente che si metteva sopra il focolare per scalcare il the o il caffè. Ed ancora la “segosta”, la catena del paiolo. Abbiamo redatto due vocabolari di termini dialettali trentini, utilizzati in due comunità diverse con ceppi di immigrazione trentina. Si tratta di due comunità che distano 800 chilometri l’una dall’altra, Rio dos Cedros e Rodeio nello Stato di Santa Catarina e Piracicaba nello Stato di San Paolo, ma che grazie a questa catalogazione si possono ancora capire e possono comunicare tra loro».

Un lavoro certosino, impossibile da realizzare senza una rete di rapporti con altre comunità trentine in Brasile.

«Esattamente, il libro è frutto di 5 anni di lavoro, oltre al sottoscritto e a Mario Bonatti, autore di altre pubblicazioni sul dialetto trentino, hanno collaborato altre undici persone dalle estrazioni più diverse, docenti universitari, anche italiani, giornalisti, semplici contadini che hanno mantenuto un fortissimo legame con le proprie radici: José Curi, Renzo Tommasi, Altino Mengarda, Darcy Loss Luzzatto, Guilherme Vitti, Misael Dalbosco, Fernanda Coutinho, Francisco Caetano Degasperi, Ludovico Adami. Il professor Renzo Tomasi è noto in Trentino per i suoi studi sull’ immigrazione tirolese in Messico. Ci sono testi scritti in dialetto trentino (da noi definito così solo a partite dal 1970) e nelle varianti parlate a Piracicaba, Rio dos Cedros, Rodeio e Nova Trento, nello Stato di Santa Catarina e in “talian"”(koinè di base veneta) dello stato di Rio Grande do Sul».

Il libro ha anche altri contenuti?

«L’introduzione racconta brevemente le vicende storiche del Tirolo, fino all’annessione italiana e poi vi sono analisi linguistiche e storiche dell’immigrazione tirolese in Brasile dal 1859 al 1933, studi sul dialetto trentino negli Stati di Espirito Santo, San Paolo e Santa Catarina e documenti storici sul Tirolo, sul dialetto e sull’ emigrazione tirolese in Brasile».

Non le piacerebbe che un lavoro così accurato e appassionato venisse tradotto in lingua italiana e distribuito anche nelle librerie del Trentino e dell’Alto Adige, o Tirolo italiano se preferisce?

«Sarebbe il coronamento di un sogno e mi permetto di approfittare di questa sua intervista per lanciare un appello a chiunque sia in grado di occuparsi della traduzione dal portoghese di mettersi in contatto con me, o con il centro studi (prof.altmayer@gmail.com, altmayer@ctsp.org.br ), credo che il volume possa rivelarsi di grande interesse anche in Trentino e in Alto Adige. Non mi resta che affidarmi a voi».