PERGINE

Villa Rosa? Facciamone una cantina

Il futuro della grande struttura, con il rischio che diventi una cattedrale nel deserto


Roberto Gerola


PERGINE. Villa Rosa (meglio sarebbe parlare di “Villa Giulia”) lo storico edificio sullo “Zucar” è destinato a “cattedrale” senza futuro, al pari di altri siti? Purtroppo ci sono tutte le premesse. Recentemente è entrato a farparte del patrimonio della Provincia con una delibera della giunta che ha rimosso il vincolo di destinazione sanitaria, ma rimane quello previsto dal Pup, e cioè “area di pubblica utilità” e per cambiare tale destinazione deve essere interessato il Comune di Pergine e passare attraverso il consiglio comunale. Il secondo aspetto significativo è “fisico” nel senso che la strada di accesso è fisicamente sbarrata.

Il terzo aspetto riguarda il futuro del complesso: dopo oltre 30 anni di fiumi di parole sulla chiusura del complesso con trasferimento dell’attività nel nuovo Villa Rosa, non si è mai discusso sul cosa farne. E anche qui, Pergine deve poter dire la propria. Per qualche considerazione sulle prospettive del complesso, ci siamo rivolti all’architetto Renzo Giovannini (da tempo studioso di tutta la zona). «L’evoluzione dell’intera collina è sotto’occhio di tutti - ci diceva ieri - e i terreni attorno (tutti privati) sono sostanzialmente coltivati a vite; “Villa Giulia” potrebbe costituire il punto di riferimento come “cantina” (con tutto le attività che il settore comprende) per l’intera zona comprendendo anche le vicine coltivazioni di Serso e Viarago». Come dire, che l’ente pubblico ceda il tutto al privato e aiuti chi si assume l’onere di recuperare un patrimonio storico non indifferente, alla luce anche del progetto relativo al recupero (pure di iniziativa privata) della zona con edifici e terreni sempre sullo “Zucar” sull’altro lato della strada di accesso.













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