«Via, ha tradito»: il Meetup grillino processa Bottamedi

L’accusa: «Troppi errori». Un attivista: «È stata punita». Chi propone la conta e chi dei test di fedeltà al movimento


di Valentina Zeni


TRENTO. All’assemblea del Meetup dei Cinque Stelle, nella sala di via Verruca a Piedicastello, va in scena il processo a Manuela Bottamedi. L’ex capogruppo provinciale destituita dagli attivisti. E non tanto perché questo prevedevano le regole del movimento - è quello che emerge dalla serata - ma perché Bottamedi «ha tradito».

Il clima prima dell'inizio dell’incontro, il primo dopo il "ciclone Bottamedi", è disteso. Neanche una parola sulle dimissioni della ormai ex capogruppo. Solo un attivista azzarda: «A livello personale mi dispiace molto, ma è chiaro che la testa era da un'altra parte». Nessuno menziona il nome della consigliera e chi osa parlarne preferisce fare riferimenti piuttosto velati all'affaire "dimissioni".

Nel corso del Meetup vero e proprio, convocato in via straordinaria da una degli aderenti, Monica Morghen, sono emersi i veri motivi che hanno portato il gruppo a chiedere la sostituzione della capogruppo in favore dell’altro consigliere, Filippo Degasperi. Nella riunione del 24 luglio, alla quale Bottamedi non aveva partecipato, i ventidue attivisti presenti avevano infatti deciso che al termine della pausa estiva la consigliera si sarebbe fatta da parte. Ma nessuno si aspettava una reazione così forte come le dimissioni.

«Giovedì scorso, per l'ennesima volta, non si è presentata», ha esordito Morghen, che ha poi continuato sottolineando gli errori commessi, a suo parere, dall'ex portavoce, come la mancata pubblicazione della rendicontazione e la sottoscrizione del disegno di legge presentato dal Pd sulle quote rosa. Quest'ultimo in particolare, avrebbe rappresentato il punto di rottura con il Meetup, dato che la posizione dei Cinque Stelle in merito è nettamente opposta.

Quello che avrebbe dovuto configurarsi come un momento di confronto tra gli attivisti sulla difficile situazione attraversata dal movimento, in breve si è trasformato in un vero e proprio processo all'ex capogruppo, a più riprese accusata di aver tradito i valori portanti del movimento. «Non mi interessa parlare di lei», ha dichiarato Enrico, «dobbiamo fare autocritica perché abbiamo sbagliato nella scelta delle persone e ci siamo fatti incantare dall'apparenza». Altri, come Roberto, hanno provato a proporre un incontro perché «magari è impazzita». Nel corso dell'assemblea non sono mancate le posizioni radicali, come quella di Massimo che, sentendosi offeso dalle dichiarazioni rilasciate da Bottamedi agli organi di stampa, ha chiesto ai presenti di alzarsi in piedi per vedere chi fosse a favore dell'ex consigliera. Altrettanto diretto è stato Luigi, che in un concitato intervento ha suggerito di scovare tra gli attivisti quelli interessati al mero protagonismo e di «inchiodare» i candidati alle loro responsabilità tramite la registrazione di video pre elettorali.

Per il deputato Riccardo Fraccaro questo episodio deve essere visto come «un'opportunità per lavorare fregandosene di chi ha smarrito la strada». Solo una la voce fuori dal coro: Alvaro Tavernini, assente per motivi personali, ha incaricato uno dei presenti di leggere un messaggio nel quale esprime la più totale soddisfazione per l'operato di Bottamedi. E Thomas Faitelli certifica: «È inutile che alcuni si scandalizzino se si dice che l'avvicendamento del capogruppo era un atto punitivo, perché così è stato. Nel corso dell'incontro l'abbiamo chiamata punizione, non dimentichiamolo».













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