Trova 150 euro e li restituisce grazie ai social

...



Trento. «Non sono soldi miei, era il minimo che potessi fare». Commenta così, con semplicità, il suo gesto Papa Dame Diop, 50enne senegalese, operaio all’Iveco di Bolzano. Quello che ha fatto appare semplice e immediato (ma la pratica spesso è diversa dalla teoria) ma ugualmente è segno di un grande senso civico. Il succo di questa storia è il ritrovamento di un portafoglio con dentro sì i documenti ma soprattutto 150 euro. Che ha restituito alla legittima proprietaria (una donna di Mezzolombardo) grazie ad una sorta di catena di Sant’Antonio veicolata da Facebook. La conclusione: un’affettuosa stretta di mano fra la donna che aveva perso il portafoglio e l’uomo che non solo lo aveva ritrovato, ma si era messo anche d’impegno per riuscire a restituire denaro e documenti.

«Sabato - racconta Diop - ero al Twenty, il centro commerciale di Bolzano assieme ai miei figli. Uscendo da un negozio, vicino alle scale, ho notato il portafoglio. Mi sono guardato intorno per vedere se chi lo aveva perso lo stesse cercando ma non l’ho trovato. Lo so che sarei dovuto andare dalle forze dell’ordine a portare il portafoglio, ma i bambini piangevano e dovevo andare a casa». E qui si è dato da fare per trovare la proprietaria di quanto perduto. Un portafoglio che forse la donna riteneva perduto per sempre. «Ho pubblicato i documenti e i soldi su Facebook nella speranza che qualcuno conoscesse la donna e la informasse». Ed è quello che è effettivamente successo attraverso una lunga serie di condivisioni. «In serata la signora mi ha chiamato - racconta ancora Diop - e ci siamo visti ieri mattina presto per la restituzione di quanto era stato perso. E questa è tutta la storia».

Una storia semplice, appunto, ma che è un raggio di sole perché racconta di un senso civico che dovrebbe essere normale ma appare sempre straordinaria. «Non sono soldi miei» replica Diop che vive a Bolzano dal 2012. «Arrivavo da Brescia e qui mi trovo molto bene. Nel mio cuore ci sono due Paesi, il Senegal, che mi ha dato la vita e l’Italia che mi ha dato lavoro e dignità. Perché senza lavoro non c’è dignità. E qui cerco di fare qualcosa per la collettività. Io ero campione di karate, ho partecipato a tre mondiali per il Senegal, ma dopo un problema alla mano ho dovuto abbandonare questo sport e ho iniziato a correre. Così mi sono accorto dei rifiuti abbandonati a bordo strada e ho dato vita ad un’associazione per il plogging. In sintesi siamo un gruppo di persone che va a correre e al tempo stesso pulisce le strade. Un modo per dare qualcosa alla mia comunità. E forse per dimostrare che gli aggettivi da associare agli stranieri non devono essere sempre negativi».













Scuola & Ricerca

In primo piano