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Trento Rise, licenziate sei dipendenti donne

All’incontro tra liquidatori e sindacati sul destino dei dipendenti di Trento Rise la notizia della cessazione del rapporto di lavoro



TRENTO. All’incontro tra liquidatori e sindacati, sul destino dei dipendenti di Trento Rise che non verranno assorbiti dal nuovo soggetto Hit, non c’è stato margine per la trattativa. Sei dipendenti (tutte donne) e tre dirigenti di Trento Rise, l’associazione nata come polo d’eccellenza nella ricerca e nell’innovazione e finita sotto accusa per le consulenze milionarie (in particolare quella del famigerato pcp - contratto pre - commerciale - di 7,5 milioni) non saranno assorbiti da Hit, il consorzio costituito sulle ceneri di Trento Rise. All’incontro che si è tenuto al Servizio Lavoro con presenti i liquidatori Giacomo Bernardi e Alberto Bombardelli ed i sindacalisti della funzione pubblica Moreno Marighetti (Cgil), Giuseppe Pallanch e Pierachille Dalledonne (Cisl), Marcella Tomasi (Uil), non si è trovato un accordo.

I liquidatori avevano già stabilito che non tutti i lavoratori di Trento Rise avrebbero potuto passare a Hit, e così è stato. I dipendenti dei settori di ricerca che si sono mantenuti, 8 lavoratori tempo indeterminato, passano al consorzio formato dall’Università, Fbk, Fondazione Mach e Trentino Sviluppo, per gli altri 9 tra dirigenti e amministrativi, non ci sarebbe margine di trattativa. Stessa sorte per i 5 lavoratori con contratto a termine, che scade con la fine dell’anno. Non va per il sottile Beppe Pallanch, che sperava di ottenere delle soluzioni occupazionali per i licenziati, che riceveranno la Naspi (l’indennità di disoccupazione prevista dal Jobs Act), è probabile con il 1° gennaio 2016.

«Quello che dispiace - commenta - è che le lavoratrici siano sei donne, si colpisce l’anello debole. Mi stupisco che a livello provinciale non si sia riusciti a trovare una collocazione, tanto più che l’assessore competente Sara Ferrari aveva a suo tempo dichiarato che con la liquidazione di Trento Rise si sarebbe realizzato un percorso di accompagnamento verso altre opportunità lavorative per i dipendenti. Trovo irresponsabile questo atteggiamento di chiusura per lavoratori di un ente con finanziamenti pubblici». Pallanch afferma che con altre dismissioni, come per la Whirlpool, la Provincia ha fatto la propria parte, ricollocando i lavoratori. «Noi comunque non molliamo - annuncia Pallanch - e ci rivolgeremo ad un legale».

L’assessore Sara Ferrari, dal canto suo, afferma che Hit è un nuovo soggetto. «I lavoratori delle aree che sono state chiuse - spiega - come quelle amministrative e legali non possono passare a Hit, perché gli enti coinvolti hanno già i loro dipendenti. Preciso inoltre che in Provincia si è assunti solo per concorso, non c’è altra modalità. Possiamo pensare a un percorso con l’Agenzia del lavoro e questi lavoratori potranno senz’altro accedere ad altri concorsi di enti di ricerca, visto i titoli e l’esperienza maturati». (sa.m.)













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