Telemedicina «inutile», la procura chiede i danni 

Dopo l’indagine dei Nas, la Corte dei Conti chiama in causa 5 dipendenti Apss per i cento kit acquistati ma che, praticamente, non hanno mai funzionato 



TRENTO. Il progetto era guardato come esempio anche fuori dai confini provinciali e riguardava salute e territorio. Si trattava della telemedicina che doveva avere nella Val di Sole la sua punta di diamante. Ma l’esperimento è fallito in fretta. E ora la Corte dei Conti chiede i danni. Per la precisione ritiene che l’Azienda sanitaria debba essere risarcita di 165.324 euro e che a pagare debbano essere cinque dipendenti tra cui funzionari e dirigenti della stessa Apss. L’invito a dedurre è stato spedito dalla procura contabile dopo le indagini dei carabinieri del Nas e ora gli accusati hanno la possibilità di difendersi prima di arrivare all’atto di citazione. Ma quale sarebbe il danno riscontrato? Per la procura di piazza Vittoria ci sarebbe stata una macroscopica colpevolezza per un acquisto manifestazione sovradimensionato e che, di fatto, non è mai entrato in funzione.

Ma facciamo un passo indietro per ricostruire la vicenda. E della fine settembre del 2012 la delibera della provincia che delega l’Azienda sanitaria ad avviare, come si legge, «una sperimentazione di un modello di presa in carico di pazienti affetti da patologie croniche degenerative ad alto impatto sociale in un paradigma di integrazione tra ospedale e territorio basato su sistemi di tele monitoraggio dei pazienti presso le loro abitazioni». In sintesi telemedicina e quindi dei kit che permettessero - a pazienti selezionati - di comunicare in maniera costante e informatizzata diverse misurazioni. Si andava dalla glicemia alle funzioni cardio-circolatorie al peso e altro. Insomma il paziente era a casa, ma il dottore poteva verificare in tempo reale, dall’ospedale, le sue condizioni. La zona scelta per la sperimentazione è quella della val di Sole e il progetto prende il nome di «TeleDSole». C’è il bando con 5 ditte invitate fra cui un colosso come Telecom. Il bando scade il 5 dicembre del 2012, ma il giorno seguente arriva la richiesta da parte di una ditta trentina (nata da poco) di partecipare. E la gara viene riaperta ed è l’ultima arrivata, Telemedika, si aggiudica l’appalto (sul quale la procura contabile non indaga) per 138 mila più iva, ossia 165.324 euro per cento kit di telemedicina. Kit che vengono affidati all’ospedale di Cles a cui fa riferimento la val di Sole. E iniziano, secondo la ricostruzione dei Nas e della procura contabile, i problemi. Dei 100 a disposizione solo 36 sarebbero stati effettivamente «installati» mentre gli altri 64 sono stati trovati - durante le indagini - in un magazzino dell’Apss di Lavis. Quelli installati fra l’altro non avrebbero mai funzionato, nel senso che registravano i dati, ma non li trasmettevano al medico che avrebbe dovuto seguire a distanza l’evoluzione medica del paziente. Telemedika prima chiede 100 mila euro per risolvere il problema del flusso dei dati (rifiutati) e poi fallisce. E fallisce anche l’esperimento di telemedicina in val di Sole. Ora arriva il conto. Un conto salato.













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