Stazione: quiete di giorno, paura la notte

Invasione di drogati che chiedono soldi, siringhe nei bagni e un’altra donna inseguita in via Lampi: cresce la tensione


di Luca Marognoli


TRENTO. Ahmed indossa lunghi guanti di plastica: sono le 16 e con lo spray sta cercando di cancellare una scritta apparsa sul muro laterale della stazione ferroviaria, dalla parte del bar. «Qui c’è sempre da fare. Ne è comparsa un’altra stanotte - contro la Polfer - nel sottopasso, che abbiamo subito cancellato. Il problema maggiore sono i bagni, dove al mattino trovi un macello: siringhe, sangue, acqua dappertutto, i servizi igienici intasati. Per entrare servono gli stivali. Dalle 19.30 alle 7 di mattina sono aperti ma nessuno pulisce: purtroppo siamo stati un periodo in cassa integrazione e adesso ci hanno tagliato tre ore al giorno...».

La notte tutto cambia in stazione. Te ne accorgi parlando con i pendolari, che attendono i treni sulla banchina tra i binari 1 e 2. Non sono affatto preoccupati e si può capire: sono in tanti - professionisti con la 24 ore, studenti con lo zainetto e lavoratori con il giornale in mano - c’è la luce del giorno, un agente della Polfer circola sulla banchina opposta ed entra a dare un’occhiata nelle sale d’attesa. Non era questo il clima che si respirava lunedì sera, attorno alle 19.30, quando una sessantenne è stata scippata del portafoglio da uno sconosciuto mentre scendeva le scale del sottopasso. «Sì, io ero di turno», racconta la barista. «Una signora è entrata a chiedere della polizia, che in quel momento non era presente. Io gli ho consigliato di chiamare il 113». L’esercente si sente «abbastanza tranquilla», afferma. «Gente strana? Come entrano, se ne vanno anche, perché vedono la polizia. La situazione è abbastanza tranquilla, ma basta uscire dalla porta e raggiungere il muretto, che sembra di essere al bar anche lì: ci sono bottiglie di ogni tipo. E non è roba nostra. Io attacco alle 4.30 del mattino e mi chiudo dentro: quando arrivo mi guardo in giro, ma per fortuna non è mai successo niente».

Un’operatrice commerciale che preferisce restare anonima è stata la prima a soccorrere la sessantenne: «Era scossa. Mi ha raccontato che aveva il telefono all’orecchio quando un individuo è sbucato alle sue spalle e le ha strappato il portafogli che teneva in mano, con dentro documenti, patente e carta di credito: tutto. Poi è scappato verso il quarto binario senza voltarsi e lei, colta di sorpresa, non ha fatto a tempo a vederlo. La signora, che tornava a casa, a Villa Lagarina, non si è fatta niente, ma adesso ho paura anch’io a girare con la borsetta...». Un cliente sente per caso la conversazione e interviene: «Abito qui ma sono di Roma e ci torno un paio di volte al mese», dice Pierluigi Moreci. «Vado da mia madre che è stata derubata a casa di notte, una cosa mai accaduta prima. Una sera qui in stazione ho visto dei ragazzotti che prendevano a calci il distributore e l’ho denunciato alla Polfer. Se avessi assistito allo scippo mi sarei messo a rincorrere il responsabile, d’istinto, magari rischiando di prendermi una coltellata. La gente oggi ha fame...». La commerciante annuisce ma sull’episodio di lunedì ha un’idea diversa: «Per conto mio l’aggressore non era uno che aveva fame, ma un drogato: ogni momento ne compare uno nuovo a chiedere soldi».

Se qualcuno crede che lo scippo sia un fatto estemporaneo potrebbe non avere presente il “giro” di balordi che bazzica l’esterno della stazione: «Non più di due o tre sere fa è arrivata qui un’altra signora, spaventata perché un ragazzo - diceva - le era corso dietro nel sottopasso di via Lampi per rubarle la borsa. É scappato solo quando ha visto i musicisti ambulanti, quello con la finta pianola e l’altro con la fisarmonica».

Al bancone del bar ordina un caffè Giuseppe La Pietra, ex sindacalista della Uil trasporti: «Fatti come questo purtroppo succedono, ma per fortuna sono sporadici. Non vedo problemi di ordine pubblico». Tra i pendolari in attesa, all’esterno, c’è Giulia che va a Bologna: « I trentini devono svegliarsi, anche questa è una città. A Bologna gli scippi non fanno più notizia». Alessandro lavora nelle forze dell’ordine: «Sì, vedo anch’io con una certa frequenza giovani italiani che chiedono soldi. Però i ragazzi della polizia ci sono sempre». Rita è una viaggiatrice da sempre: «Trent’anni fa in stazioni dell’hinterland milanese c’era da avere paura: erano centri dello spaccio. Oggi molte hanno creato spazi commerciali e si sta meglio». Nadia torna a casa dal lavoro: «Di giorno non ho mai avuto sentore di pericolo: usano i treni anche le mie figlie. L’ultimo gruppo di pendolari parte alle 17.30. Credo che i malintenzionati entrino in azione solo dopo quell’ora».

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