Si potrà donare il sangue anche il sabato e la domenica 

Sanità e volontariato. Il progetto dell’Avis in convenzione con l’Azienda sanitaria per agevolare i giovani lavoratori Vertice in assessorato per fare il punto della raccolta: «Lavoriamo per prevenire il calo delle nuove generazioni»

di Andrea Selva

Trento. La generosità dei donatori di sangue trentini non è in discussione, ma per venire incontro alle esigenze dei più giovani e assicurare il ricambio generazionale presto si potrà donare il sangue anche il pomeriggio e durante il fine settimana. Lo conferma il presidente provinciale di Avis, Franco Valcanover, che dopo la firma di un protocollo con l’Azienda sanitaria (lo scorso dicembre) sta lavorando per preparare medici e infermieri con l’obiettivo di garantire, in convenzione con la sanità pubblica, l’apertura prolungata dei centri di prelievo: «I ritmi delle nostre giornate sono cambiati, la gestione dei permessi è diventata più difficoltosa e questo è uno sforzo che dobbiamo fare per venire incontro alle nuove generazioni. Presto saremo in grado di fornire i dettagli di questa novità» ha detto Valcanover.

Il ricambio dei donatori

Del possibile calo di donazioni si è parlato anche martedì pomeriggio negli uffici dell’assessorato alla sanità, dove l’assessora Stefania Segnana e il dirigente Giancarlo Ruscitti hanno fatto il punto della situazione con i vertici delle associazioni: «L’autosufficienza del Trentino sul fronte delle donazioni di sangue per il momento non è in discussione ma vogliamo lavorare per mantenere questa situazione anche nei prossimi anni» ha detto Ruscitti. Nel corso della riunione è giunta anche la richiesta di investire in campagne promozionali per avvicinare i giovani alla donazione: «Si tratta di un’azione che dovrebbe vedere la Provincia in prima linea» ha detto Enrico Paissan, della Lega Pasi Battisti, mentre Valcanover ha chiesto alla Provincia che venga agevolata l’attività formativa nelle scuole che talvolta incontra qualche difficoltà. Un fronte su cui sono arrivate garanzie da parte dell’assessorato alla salute: «Stiamo pensando a campagne dedicate ai più giovani, quindi con temi e modalità su misura per loro» ha detto ancora Ruscitti. Non è solo questione di generosità, ma più semplicemente un dato di fatto: viviamo in una società dove i giovani saranno sempre più una minoranza.

Plasma e quarantena

Se sul fronte delle donazioni di sangue il bilancio della provincia di Trento è ricco di soddisfazioni, non si può dire lo stesso per quanto riguarda le donazioni di plasma. Il problema in questo caso sono le soglie minime di prelievo che tagliano fuori alcuni soggetti tra cui le donne. Su questo punto la Provincia dovrà valutare un cambio delle regole (possibile) per aumentare le donazioni. Un’altra possibilità di intervento è quella di prevedere - come hanno fatto altre regioni - controlli specifici sul sangue, in modo da evitare il periodo di quarantena per i donatori che hanno viaggiato in paesi in cui è diffuso il virus “West Nile “ (Nilo occidentale). Nel periodo estivo la rinuncia dei volontari che sono stati in paesi a rischio riduce il numero di potenziali donatori, ma potrebbe essere appunto superata - come richiesto dalle associazioni - con controlli specifici che hanno un costo (15 euro) a carico dell’azienda sanitaria.

I numeri

Secondo gli ultimi dati forniti dall’assessorato in Trentino sono 27 mila all’anno le sacche di sangue raccolto,in grandissima parte dall’Avis (23,8 mila), seguita da Advs (2.104), dalla Lega Pasi Battisti (917) e altri donatori.