circonvallazione

Sardagna, incubo discarica con i materiali di scavo del bypass

La preoccupazione di chi si è battuto per la chiusura della discarica. Ma la presidente della Circoscrizione è con l’assessore Facchin


Andrea Tomasi


TRENTO. «A Sardagna non torneranno i prati». Esprime così tutta la sua delusione Alessandra Degasperi, agguerrita componente del gruppo "NodiscaricaSardagna", che formalmente non esiste più da luglio 2022: «Lo abbiamo sciolto perché il nostro obiettivo era stato raggiunto: l'amministrazione pubblica aveva detto stop a qualsiasi conferimento».

Discarica chiusa, capitolo chiuso. Così sembrava, fino a quando si è iniziato a parlare del luogo di stoccaggio del materiale di scavo dell'imbocco nord del contestatissimo bypass ferroviario. È un progetto da un miliardo e 270 milioni di euro: un tracciato ferroviario di 14 km (di cui 12 in galleria in doppia canna) che attraverserà Trento da nord a sud (imbocco in area scalco Filzi, sbocco all’Acquaviva di Mattarello).

Il materiale andrà nell'ex discarica di Sardagna. Retromarcia del Comune sull’uso dell’ex discarica, rassicurazioni dell'assessore alla transizione ecologica Ezio Facchin e conseguente allarme dei residenti del paesino che oggi si raggiunge con la funivia e che si attraversa per andare sulle piste del Bondone. Non c'è pace per l'ex discarica balzata agli onori delle cronache quando (fra il 2007 e il 2011) la pm Alessandra Liverani della Procura della Repubblica di Trento, con l'allora vicequestora del Nucleo investigativo del Corpo forestale dello Stato (Nipaf) di Vicenza Maria Principe, scoperchiò una pentola di veleni: un insospettabile traffico di rifiuti tossici e pericolosi provenienti dal Centro e Nord Italia e aventi come destinazione finale il magico Trentino.

L'indagine riguardava la cava di Monte Zaccon (Roncegno), ma fu coinvolta anche la discarica di Sardagna dove al quantitativo complessivo di almeno 177.273 tonnellate nel periodo 2007-2008, si aggiungono 108.499 tonnellate degli anni precedenti (fino al 2006) per un totale di 285.772 tonnellate di rifiuti non conformi.

Raccontiamo questo per dovere di cronaca (e di memoria) e per spiegare la paura, la delusione e la rabbia di chi abita a Sardagna. «A Sardagna torneranno i prati» (citazione del film di Ermanno Olmi- Italia 2014) era il motto del comitato cittadino di cui faceva parte Alessandra Degasperi. La fiducia è come il dentifricio fatto uscire dal tubetto. È impossibile rimetterlo dentro. Ci prova l’assessore comunale Ezio Facchin, braccio destro del sindaco Franco Ianeselli.

Rispondendo ad una interrogazione del consigliere di Fdi Daniele Dematté (analoghi quesiti erano stato formulati dalla Circoscrizione di Sardagna), ha spiegato che si deve mettere in sicurezza la frana di Sardagna e che il materiale di scavo delle gallerie (imbocco nord) servirà per mettere in sicurezza il fronte di smottamento e per procedere con il capping della ex discarica.

Ma quale e quanto materiale sarà portato a Sardagna. Si parla di 600.000 metri cubi di materiale di scavo. Appa e Osservatorio Ambiente si dovranno occupare della conformità del materiale alle indicazioni normative. L’idea di Facchin è di conferirlo in contemporanea allo scavo. Missione impossibile, ci vorranno anni, secondo Dematté che riporta i dubbi dei cittadini di Sardagna.

Alessandra Degasperi, in merito alla frana e alla necessità di riempire i buchi fa notare che «tutto questo pericolo, a fronte di movimenti millimetrici, forse non c’è, visto che non c’è alcun divieto di transito e la gente passa regolarmente sotto quell’area». Un’altra Degasperi, Giulia, presidente della Circoscrizione, si stupisce di tanto interesse: «Non c’è alcuna notizia. Siamo ancora nell’ambito delle ipotesi. Noi ci atteniamo alla verifica di questa ipotesi. Venerdì 17 febbraio ho chiamato Facchin. Ci ha detto che se ne parlerà a marzo».













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