la protesta

Salta la newco, Ariston occupata

Trattativa interrotta. Il sindacato e gli operai hanno spinto l’azienda a ritirare la procedura di mobilità


di Giuliano Lott


ROVERETO. Che qualcosa non stesse andando per il verso giusto, sindacati e dipendenti della Ariston Group di via Manzoni l’avevano capito da un po’. La settimana scorsa avevano proclamato lo sciopero a oltranza fino a quando non fosse stata presentata la newco, la nuova società che doveva rilevare la fabbrica e i suoi 45 operai per i quali era già stata avviata la procedura di mobilità. Ma da Ariston, che si era impegnata anche con la Provincia, arrivavano segnali poco incoraggianti: il termine per la partenza della newco è slittato di settimana in settimana, fino a cumulare un ritardo di due mesi.

E giovedì in tarda serata ai rappresentanti sindcali Michele Guarda (Fiom Cgil) e Paolo Cagol (Fim Cisl) è arrivata una telefonata dal quartier generale di Ariston, con la quale l’azienda annunciava che le trattative con la Gm Saldature dei fratelli Luppi di Finale Emilia, azionista di maggioranza della ipotetica newco, si erano arenate. Vale a dire che l’azienda che doveva subentrare, specializzando Rovereto nella smaltatura degli scaldabagni di misura fuori standard, non ci sarà, e che i dipendenti rimangono in carico ad Ariston.

C’è un dettaglio non trascurabile in questa complicata frizione: i 45 operai sono in attesa di essere licenziati, e la procedura è già partita aq marzo, con tanto di date dei licenziamenti. E su questo aspetto, l’azienda faceva orecchie da mercante. Guarda e Cagol hanno informato i dipendenti, che hanno subito deciso di occupare lo stabilimento per costringere Ariston a prendersi la responsabilità che compete all’azienda.

Nel contempo, anche il vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi, informato dallo stallo nella trattativa tra Ariston e la Gm Saldature, si è messo in contatto con la casa madre di Fabriano, ricordando alla dirigenza gli accordi presi. Chiarissimi già a suo tempo, peraltro: nessun benestare dalla Provincia (proprietaria del capannone) senza adeguate garanzie per i lavoratori e il mantenimento dei livelli occupazionali.

La tensione non si è allentata quando nella tarda mattina è arrivata un’ulteriore chiamata da Fabriano in cui Ariston, sotto il pressing dei dipendenti in occupazione, dei sindacati e della Provincia, comunicava di essere disposta a recedere dalla procedura di mobilità. Mancava però un atto formale, una nota ufficiale che risultasse come un impegno concreto.

«Fino a quando non avremo una comunicazione ufficiale, la fabbrica rimarrà occupata - commentano Guarda e Cagol -. Non sappiamo cosa sia accaduto tra Ariston e i privati, ma è un anno che aspettiamo una soluzione, e l’azienda si è presa un impegno davanti ai lavoratori, che avevano accettato anche un trattamento economico peggiore pur di mantenere il posto di lavoro». Solo in serata Ariston ha confermato che la procedura di mobilità era stata ritirata. Soddisfatti i sindacati: «Per ora Ariston rimane a Rovereto, ma rimane alta la preoccupazione per il futuro dei dipendenti»













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