Rurali, i soci contrari alla fusione formano un’associazione

Trento. «È capitato a noi, ma potrebbe capire a tutti». I soci contrari alla fusione fra la Cassa rurale di Lavis e quella di Trento fanno un passo ulteriore. Annunciano la nascita di un’associazione...



Trento. «È capitato a noi, ma potrebbe capire a tutti». I soci contrari alla fusione fra la Cassa rurale di Lavis e quella di Trento fanno un passo ulteriore. Annunciano la nascita di un’associazione con l’obiettivo di «riunire quelle sensibilità che abbiamo incontrato in questo percorso».

Lo spiegano in una conferenza stampa convocata ieri al Bicigrill di Trento, con una decina di soci presenti: «Siamo qui in totale trasparenza e lo si capisce anche per il luogo che abbiamo scelto – spiega Diego Paolazzi, ex membro del consiglio d’amministrazione della Cassa, dimessosi alla vigilia della contestata assemblea del PalaRotari -. Qui siamo noi, ma rappresentiamo almeno altre 400 persone, forse di più. Abbiamo avuto una forte spinta dal basso».

L’obiettivo di questi soci è ora di riportare al centro «la discussione su quanto è successo al PalaRotari», con l’idea che sia venuta meno la democrazia. E per sostenerlo portano una serie di documenti, anche video. Lo dice chiaramente Sandro Pancher, ex presidente della Cassa rurale di Mezzocorona: «Con prepotenza inaudita sono andati avanti nella loro strada. Ma tutti noi, che vogliamo vivere in un Trentino democratico, non possiamo stare zitti».

Fra i presenti al tavolo del bicigrill c’è anche Simone Santuari, presidente della Comunità della valle di Cembra: «Ci accusano di essere contrari al futuro, di non sapere guardare avanti. Ma noi non siamo contrari alle fusioni per partito preso: le abbiamo fatte nei nostri comuni e in passato fra le nostre casse rurali. Qui però sono stati calpestati i diritti dei soci. Siamo partiti con l’idea di voler esprimere in maniera pacata il nostro dissenso. Poi è andata come è andata».

Le principali contestazioni sono state riepilogate ieri. «Innanzitutto c’è il percorso che ha condotto i lavori all’interno del consiglio d’amministrazione: questo obiettivo era già stato prefissato dalla fine del 2018 - spiega Paolazzi -. Nel frattempo, c’è stata l’assemblea ordinaria del 3 maggio. Ma nei verbali ci sono omissioni rispetto a quanto era stato detto in quell’assemblea. Le voci dei soci contrari sono state tolte e non capiamo perché». Alla vigilia dell’assemblea straordinaria di novembre - quella che doveva votare la proposta di fusione - i soci hanno inviato una pec “profetica” in Cassa rurale, per chiedere chiarimenti sulle modalità di voto. Anticipando il rischio di quello che poi si è effettivamente verificato. Poi c’è l’assemblea vera e propria: la nomina di un solo scrutatore (fra l’altro dipendente della Cassa) e il primo voto per alzata di mano (con l’impossibilità di contare il numero delle deleghe). Il fatto che il notaio - come dimostra un video - aveva dichiarato inizialmente che avrebbero dovuto registrare il loro voto sia i favorevoli sia i contrari. Alla fine, come noto, lo hanno fatto solo i contrari e gli astenuti. Costretti a una lunga coda fino a oltre mezzanotte, mentre i favorevoli sono stati contati per differenza.

Tanto che lo studio Onida, nella sua lettera di diffida inviata ai vertici della Cassa rurale, si spinge a sostenere che i voti validi, alla fine, siano solo quelli effettivamente registrati: i 503 contrari e le 5 astensioni. Se passasse questa teoria, significherebbe che «la proposta di delibera, lungi dall’essere stata approvata da 1252 soci, avrebbe dovuto ritenersi respinta con il 99% dei voti contrari». Ma intanto la fusione dal primo gennaio sarà realtà. E non si potrà più tornare indietro. D.E.













Scuola & Ricerca

In primo piano