il caso

Rubano in biblioteca, ma a pagare è l’impiegato

Predazzo, per i soldi spariti dal cassetto la corte dei conti condanna il bibliotecario



TRENTO. I soldi li hanno presi i ladri che - dobbiamo fare un salto indietro nel tempo fino al 2012 - erano riusciti ad entrare nella biblioteca di Predazzo e a rubare 700 euro che erano stati messi nel cassetto di una scrivania. E ora a sanare il «debito» del Comune sarà l’agente contabile della struttura che è stato condannato in questo senso dalla Corte dei Conti. L’uomo, infatti, secondo i giudici contabili avrebbe avuto un comportamento negligente.

Una storia un po’ strana quella in cui a doverci rimettere è chi con il furto non c’entra assolutamente nulla ma ha la responsabilità di quel denaro. E le spiegazioni che l’uomo ha prodotto davanti alla Corte dei conti non sono state ritenute sufficienti dai giudici. Il denaro, i 700 euro, era quanto raccolto per dieci quote di iscrizione al corso di informatica svolto nella primavera del 2012. L’agente contabile ai giudici aveva spiegato che i soldi erano stati messi in «una busta nel cassetto del bancone della biblioteca, dove si trovava anche l'incasso delle fotocopie, in attesa di versarne il contenuto in banca. Una prassi consolidata e nota fin da quando mi è stata assegnato il compito di agente contabile. I cassetti tuttavia sono privi di serratura cosa che è stata sempre fatta notare seppur verbalmente all'amministrazione e nei consigli di biblioteca, fra le numerose altre carenze della stessa struttura che peraltro non dispone né di allarmi né di videosorveglianza. Tant'è che successivamente al furto ho provveduto a chiedere l'installazione di una cassaforte quale condizione senza la quale non avrei potuto proseguire a svolgere il mio compito di agente contabile. Ritengo quindi di aver utilizzato nel trattamento degli incassi gli stessi criteri da sempre adottati negli anni precedenti».

Una posizione che non è stata condivisa però dai giudici che nella sentenza hanno osservato come «le giustificazioni addotte dall’agente della riscossione in relazione all’ammanco di 700 euro non sono affatto idonee a pronunciarne il discarico». Una riflessione dalla quale poi discende la sentenza di condanna che è al pagamento dei 700 euro «da maggiorarsi con gli interessi legali dal deposito della presente sentenza fino al saldo».













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