Primarie più lontane, Olivi in pole

Il centrosinistra punta a trovare un candidato condiviso per la presidenza. Entro una settimana la carta d’intenti


di Chiara Bert


TRENTO. Primarie ultima spiaggia per decidere il candidato del centrosinistra autonomista alla presidenza della Provincia. Si è chiuso così ieri il vertice di maggioranza in vista delle elezioni di ottobre (presenti Pd, Upt, Patt, Verdi, Idv, Udc, Psi, Ual). I partiti cercheranno ancora l’intesa su un nome condiviso, un passaggio tutt’altro che scontato dopo l’indisponibilità di Alberto Pacher (considerato il candidato naturale per il dopo-Dellai) che sembrava aprire la strada alle primarie. In questo quadro di attesa vengono date in salita le quotazioni dell’assessore Alessandro Olivi, il nome che i vertici del Pd non possono mettere sul tavolo come candidato unico del partito (che ha altri due candidati in lizza, Luca Zeni e Donata Borgonovo Re, che scalpitano per misurarsi nelle primarie) ma che in queste ore avrebbero sondato con gli alleati.

Se non ci sarà l’accordo, si faranno primarie di coalizione - l’orientamento è di farle a turno unico, con un candidato per partito - il 16 o il 23 giugno, dopo l’eventuale ballottaggio a Pergine di domenica 9. Primarie carta di riserva, dunque, strada su cui oggi è il Patt a spingere con più convinzione, per accreditare il proprio candidato, l’assessore Ugo Rossi, di fronte ad una platea più ampia. «Noi abbiamo fatto un percorso di assoluta trasparenza - ha ribadito ieri il segretario Franco Panizza - individuando un candidato di apertura che ha tutte le carte in regola per essere il candidato presidente della coalizione».

Chi da sempre manifesta la propria contrarietà a questo strumento è l’Upt, convinta che questa strada porti elementi di divisione nell’alleanza. «Dobbiamo stare attenti a non eccedere in democrazia partecipativa - avverte il segretario dell’Upt Flavia Fontana - un’intesa si può trovare, il ragionamento può essere fatto nei partiti». La sorpresa arriva semmai dal Pd, che ieri non ha spinto sull’acceleratore per le primarie di coalizione. «I prossimi giorni serviranno a capire se ci sono le condizioni per trovare l’intesa su un candidato - conferma il presidente Roberto Pinter - abbiamo deciso di fare uno sforzo ulteriore. Se non riusciremo a trovare l’accordo, la coalizione è pronta alle primarie». Per i Verdi resta questa la soluzione più probabile, mentre Alessandro Pietracci (Psi) ha proposto l’ex sottosegretario Mario Raffaelli, che non ha però incontrato consensi. Nessuno in queste ufficialmente pronuncia nomi, ma le diplomazie dei partiti sono al lavoro. L’incognita maggiore riguarda le scelte dell’Upt, che finora non si è sbilanciata. I rumors indicano che il partito non è compatto sul proprio assessore Mauro Gilmozzi, che pure ha da tempo dato la propria disponibilità. Ieri la segreteria ha confermato che il candidato dovrà essere una figura capace di garantire la coalizione e la governabilità. Potrebbe essere un nome esterno alla politica (continua a circolare quello di Ilaria Vescovi, ex presidente di Confindustria) quello su cui punta Lorenzo Dellai? «Ma un candidato presidente non si forma dal nulla e quando una leadership naturale non c’è, il candidato va cercato tra chi ha già un’esperienza di coalizione», osserva Panizza. Se la ricerca di un’intesa sarà sugli attuali nomi in campo, salgono le chance di Olivi. Se il Pd ottenesse sul suo nome il sì degli alleati, a quel punto dovrebbe gestire l’opposizione interna, che difficilmente però, in nome delle primarie, potrebbe mettere a repentaglio la guida della coalizione. Per ora il via libera degli alleati non c’è. I prossimi giorni serviranno a sondare le ipotesi di intesa. E a costruire la «carta d’intenti» della maggioranza. Il gruppo di lavoro - coordinato da Pinter - porterà al tavolo la bozza lunedì prossimo. Su questa si definirà l’adesione dei partiti: ieri tutti hanno confermato di esserci, tranne l’Udc di Tarolli.

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