Poste chiuse, si riapre uno spiraglio

Dellai incontra i vertici provinciali: "Verificheremo se ci sono le condizioni per una riapertura"



TRENTO. Poste Italiane verificherà se per alcuni degli uffici postali recentemente chiusi in Trentino vi sono le condizioni per garantire una loro riapertura. E' quanto ha reso noto il presidente della Provincia Lorenzo Dellai rispondendo al question time ad alcune interrogazioni consiliari (Morandini, Depaoli, Anderle). La disponibilità di Poste Italiane ad operare tale verifica - ha fatto sapere Dellai - è stata comunicata allo stesso presidente dal direttore della sede di Trento, Carlo De Laurentis, nel corso di un incontro avvenuto sempre in mattinata.

All'incontro con De Laurentis erano presenti anche il vicepresidente della Provincia Alberto Pacher, l'assessore Franco Panizza e il presidente del Consorzio dei Comuni Marino Simoni.

Rispondendo sulla questione della chiusura degli uffici postali periferici, Dellai ha fatto tre premesse: 1) Poste Italiane non sono più da anni un ente pubblico bensì un'azienda, e come tale deve fare i conti in termini di bilancio; nel 1998 perdevano 3 miliardi di lire al giorno, mentre oggi esistono stringenti vincoli di bilancio; 2) "Razionalizzazione" è un concetto che ci accompagnerà nei prossimi anni e riguarderà altre tipologie di servizi, basti citare ad esempio quelli giudiziari; di razionalizzazione si parla per altro anche in Trentino, tanto è vero che c'è chi chiede addirittura di chiudere enti pubblici o strutture fondamentali come le caserme dei pompieri; 3) Non è vero che esiste una situazione diversa tra le Province di Trento e di Bolzano. La delega in materia di amministrazione delle poste, di difficilissima attuazione, non è stata ancora attuata dalla Provincia autonoma di Bolzano. Staremo a vedere se nascono buone ipotesi di lavoro, certo è che ad oggi la situazione del Trentino è analoga a quella della Provincia di Bolzano, dove Poste Italiane ha proceduto alla chiusura di 7 uffici postali, lo stesso numero che in Trentino. Il problema è che in Trentino risulta elevatissimo l'indice di presenza di uffici postali in rapporto alla popolazione, ed è quindi chiaro che, rispetto ad altri territori e regioni, i piani di razionalizzazione finiscono per incidere in misura maggiore che altrove.

Per quanto riguarda i 7 uffici postali chiusi recentemente, si è concordato di verificare se - in alcuni casi - è sostenibile l'ipotesi di riesaminare la decisione presa.

Fatte queste premesse, Dellai ha trasmesso al Consiglio gli ulteriori esiti dell'incontro avuto con Poste Italiane di Trento. "A fronte di futuri eventuali ed ulteriori piani di razionalizzazione per i quali non si preveda la chiusura di sportelli ma semmai una riorganizzazione dei periodi di apertura - ha detto Dellai - l'impegno dell'azienda è stato quello di fornire informazioni preventive. Si è inoltre deciso - ha aggiunto il presidente della Provincia - di riprendere in mano il lavoro avviato tempo fa con Poste Italiane volto a fornire maggiori informazioni ai Comuni ed ai cittadini sui servizi che gli uffici postali possono svolgere, servizi aggiuntivi a quello di distribuzione e recapito della corrispondenza, dei quali i cittadini non sono per altro molto informati, cosa che è all'origine del ridotto volume di operazioni degli stessi uffici postali".
Dellai ha inoltre comunicato che si è condiviso con Poste Italiane di riattivare un tavolo di discussione con il Consorzio dei Comuni per studiare eventuali convenzioni e di considerare la rete delle poste come integralmente inserita nel panorama dei servizi di sistema della pubblica amministrazione: "In tal modo - ha concluso Dellai - è probabile che si riesca a garantire la sostenibilità degli uffici postali a fronte di eventuali altri input di razionalizzazione che dovessero arrivare da Roma".













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