Nomi delle vie, quando lo scontro si scatenava su venti e tipi di fiori

La polemica politica non ha avuto solo radici ideologiche: nella Circoscrizione di Gardolo il dibattito fu decisamente più fantasioso. Gli episodi dibattuti di ponte Kessler a Povo e di PalaPoli alle Ghiaie


di Luca Marognoli


TRENTO. Il caso Michelin, con il discutibile compromesso tra maggioranza e opposizione raggiunto dopo un anno di polemiche, conferma come la toponomastica riesca a infiammare gli animi (soprattutto dei politici per la verità) molto più di altre materie. Il tema si presta, perché i personaggi storici e non solo (si veda la vicenda dello Statuto dei lavoratori) sono spesso riconducibili ad aree politiche e, se non lo sono, c’è sempre qualcuno che tenta di farceli diventare. Per questo c'è chi ha proposto che la competenza di suggerire i nomi e intitolare vie e piazze venga lasciata in capo esclusivamente a commissioni cultural-storiche sovraordinate al consiglio comunale. Dei tecnici terzi, insomma, che decidano senza indossare gli occhiali dell'ideologia o della convenienza e tantomeno colgano l'occasione per conquistare la ribalta mediatica. In realtà una commissione provinciale per la toponomastica già c'è e in diverse circostanze ha bocciato le proposte – frutto di mediazioni più o meno faticose - del consiglio comunale. Nulla vieta, e molti lo auspicano, che non rimetta tutto in discussione, depennando alcuni dei nomi indicati.

Ma non sono solo i giochi di partito a esercitare condizionamenti. Ci sono anche interessi di campanile e pressioni da parte delle circoscrizioni. Hanno fatto sorridere, e anche perdere un sacco di tempo in dibattiti, i nomi dei venti proposti sei anni fa per le vie di Spini di Gardolo. Fu proprio la commissione di Piazza Dante a rispondere picche su Scirocco, Zefiro, Ostro, Maestrale, Grecale e Rosa dei venti, ammettendo invece Ponente, Levante, Tramontana e Ora del Garda. L'idea di puntare su questo argomento era stata lanciata dall'assemblea rionale in considerazione del fatto che quella era una zona tradizionalmente battuta dai venti. “Spini si chiama così per gli arbusti che vi crescono: meglio i nomi delle piante”, osservò l’organismo provinciale che di norma invita a pensare più alla storia e alle tradizioni locali. Alla fine, però, si prese un’altra strada e a prevalere furono i nomi delle città europee, da Linz, a Praga e Budapest.

A quell'epoca la fantasia non mancava a Gardolo e per Melta l'attenzione della Circoscrizione si appuntò invece sui fiori. La motivazione fu che quella zona era la più baciata dal sole: così “spuntarono” Rose, Primule e Papaveri. Anche qui non andò bene e, come sopra, si cambiò completamente orientamento finendo per dedicare le vie a scultori e architetti di età barocca, come Carneri e Giongo.

Venne poi il turno del nuovo ponte sul Fersina che porta a Povo: si fece il nome di Bruno Kessler, ma in seguito l’opera si ritenne insufficiente per un personaggio di quel calibro e si ripiegò su un meno impegnativo “Ponte di Mesiano”.

Si discusse molto pure del nome da dare al palasport: le ipotesi di intitolarlo a una nota catena di supermercati (PalaPoli) tramontò quando il Comune decise di non cedere alle sirene degli sponsor, pronti a versare moneta sonante, e chiamarlo semplicemente PalaTrento. Oggi forse sarebbe andata diversamente.

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