Miraggio spazzacamini, l’attesa è di un mese

Giudicarie, un lavoro tornato d’attualità con l’aumento dell’utilizzo della legna Ferrari: «Siamo diventati tecnologici, ma serve più rispetto delle regole»


di Aldo Pasquazzo


VALLE DEL CHIESE. Se nella vicina provincia di Brescia, in materia di pulitura di canne fumarie in abitazioni non ci sono regole rigide da seguire, qui tempi d’attesa per uno spazzacamino e normativa rendono questo lavoro molto richiesto. Lo si deduce parlando con la gente del posto che si avvale di spazzacamini provenienti dal Trentino e più esattamente da Storo o dal circondario di Tione, un mestiere che è considerato un’attività emergente e anche ben remunerata. La pulitura nelle Giudicarie si pratica mediamente una volta all’anno su prenotazione. Dal momento della richiesta all’espletamento del lavoro passa circa un mese. Il periodo più richiesto va da metà estate all’autunno o a primavera inoltrata.

«È vero – afferma Carlo Secondo Ferrari di Breguzzo, con casa a Storo, che quel lavoro lo pratica da anni – che in Lombardia la gente è convinta che basta avere all’interno del camino una camicia in acciaio per evitare complicazioni. Anzi, la presenza di quella canna - definita autopulente - li fa sentire al sicuro da ogni inconveniente, ma così non è». Nel bresciano il numero di spazzacamini è ridotto rispetto al Trentino. Un mestiere, da anni scomparso come quello degli arrotini, che spesso viene considerato come un extra.

Ma ora, con la crisi che ha riportato in auge il riscaldamento a legna, si tratta di un lavoro ambito. Oltre a Ferrari vi sono Franco e Nicola Zoanetti, Eros Salvadori, Riccardo Valenti e Guido Alari. È gente attrezzata che si sposta con furgoni all’interno dei quali c’è un laboratorio mobile dove ci sono aste allungabili, aspiratori e pure un computer non abilitato a scrivere ma che contiene grafici.

Aggiunge Ferrari: «Qui non si improvvisa proprio nulla anzi, si indossa scarpe antiscivolo e sulle coperture è solito ancorarsi mediante cavi in acciaio o imbragatura ancorata alle travi. Ognuno conta su una attrezzatura che non è più l’abete o spazzoloni rotanti da inserire nella canna, ma ci si avvale di una strumentazione di nuova generazione che, mediante una mini telecamera e relativo schermo, ci consente di fare una videoispezione utile a verificare sia l’avvenuta pulitura che lo stato di conservazione del camino stesso. Se all’interno ci sono lesioni o eventuali crepe siamo in grado di accertarlo in tempo reale. In questo caso il proprietario viene da subito informato circa eventuali rischi che potrebbe dover fronteggiare».

Da parte dei vigili del fuoco il monito che arriva è abbastanza chiaro: «Capita anche di riscontrare delle evidenti incrostazioni di fuliggine che rendono il camino alla pari di una torcia, dove i rischi di incendio risultano elevati. Le cause sono diverse: si va dal consumo di legna non stagionata oppure al ripetuto uso di carta o cartone i cui fumi lasciano il segno anche su la canna in acciaio».

Si dice anche che nel periodo invernale, c’è chi usa come combustibile polistirolo o plastica. «Solitamente – fanno sapere gli stessi volontari - non sono del posto, visto che l’utenza locale beneficia di legna da ardere in grande quantità mediante le parti assegnate annualmente da comuni o Asuc. Altri, non essendo in grado di fare tagli e scorte di legna da ardere, rimediano degli scarti come bancali o altro che non fanno brace ma solo fiamma, quest’ultima non emana calore ma sporca molto».

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