«Medicina, finanziare Padova ci fa fare un passo indietro»

Trento. È destinato a far ancora molto discutere il progetto della giunta Fugatti di creare a Trento una sede distaccata della Facoltà di medicina di Padova. Dopo il gelo del rettore dell’Università...



Trento. È destinato a far ancora molto discutere il progetto della giunta Fugatti di creare a Trento una sede distaccata della Facoltà di medicina di Padova. Dopo il gelo del rettore dell’Università di Trento Paolo Collini (Trentino di ieri, ndr), spiazzato dall’iniziativa mentre da un anno stava lavorando ad una scuola di medicina con Verona, interviene Sara Ferrari, consigliera provinciale Pd ed ex assessora all’università: «Non conosco i dettagli dell’iniziativa solitaria con la quale la Giunta provinciale starebbe trattando lo sbarco a Trento dell’Università di Padova. Ma che degli stessi non sia a parte nemmeno il nostro Ateneo mi sembra già sintomatico di un modo di agire anomalo, per non dire sbagliato. Aggiungo poi che la Quinta commissione permanente del Consiglio provinciale si è riunita solo mercoledì scorso, proprio per parlare di Università, ma al tema “medicina” l’assessore Bisesti non ha neppure accennato».

Ferrari ricorda che «l’Università di Trento non ha oggi una Scuola di medicina e chirurgia, ma lavora, sia a livello didattico che di ricerca, in diversi ambiti che con la medicina hanno a che fare. E a questi si aggiungono realtà importanti del Sistema Trentino dell'Alta Formazione e Ricerca e una consolidata partnership con l’Università di Verona per i corsi di laurea in infermieristica». «Invece che lavorare perché a Trento venga aperta una sede distaccata di Padova, scegliendo di ignorare tutto questo patrimonio umano, professionale e di investimenti, sarebbe lungimirante rafforzare la collaborazione con Verona e unire le forze per costruire a Trento un corso di laurea congiunto, con percorsi di specializzazione, dando anche alle nostre strutture ospedaliere lo status di ospedali di ricerca. Valorizzando in primis Cibio e Cimec e rendendoli soggetti attivi nella ricerca clinica, senza lo strabismo di offrire loro “spazi” per crescere fisicamente, appaltando poi ad altri la ricerca che potrebbero fare». «E' davvero surreale che mentre con una mano si plaude ai continui risultati d’eccellenza del nostro Ateneo, con l’altra non si dia, a questo, mandato di negoziare con i propri omologhi, sancendone di fatto l’automatica subalternità». La consigliera conclude: «La Giunta sembra voler cercare l’ennesima scorciatoia in nome del “ci pensino gli altri” ma facendo fare un passo in dietro al Trentino. Una scelta di corte vedute, rinunciataria e miope, che davvero non merita un territorio che l’università si è dato, quasi sessant’anni fa, proprio impedendo che Trento diventasse una piccola sede distaccata e periferica di un altro Ateneo, ma rivendicando invece futuro e autonomia. Aspettiamo di sapere per quale ragione la Giunta preferisca finanziare lo sviluppo dell’Università di Padova».













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