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Mafie, sono 16 i beni confiscati in Trentino

L'inchiesta con tutti i beni sequestrati: solo a Trento tredici immobili

Non sono tanti i beni confiscati, ma c’è un “rischio di futura contaminazione”: descrive così la situazione in Trentino-Alto Adige il Rapporto “Mafie al Nord” dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano, presentato in Commissione Antimafia lo scorso giugno. In effetti il numero dei beni confiscati nelle due province autonome risulta abbastanza ridotto. Non è dunque particolarmente sugli investimenti immobiliari e su attività imprenditoriali come aziende e società di servizi che la criminalità organizzata ha giocato finora un ruolo forte in questo territorio.

 

Trento, il business dell'energia e gli affari con la mafia

Per quanto riguarda la provincia di Trento il numero complessivo di beni confiscati risulta essere a quota 16 e si tratta per lo più di appartamenti (10), box e garage (5) e un terreno agricolo, localizzati a Trento, Strembo, Mezzana e Riva del Garda. La stessa provincia di Trento si rivela essere ad ogni modo più interessata dal fenomeno rispetto a Bolzano, con alcune indagini che hanno lambito il territorio: una in particolare, l’operazione “Eolo” della procura di Trapani, ha visto il coinvolgimento di un imprenditore in un’inchiesta nel settore delle energie rinnovabili.

A livello territoriale non manca però certamente la sensibilità sul tema, prova ne sono alcune iniziative di riutilizzo a scopi sociali dei beni (un caso recente ad esempio è relativo a un appartamento confiscato agli usurai), e comunque per favorire la loro fruizione (in tal senso è stata promossa una raccolta firme dall’Italia dei Valori per la vendita dei beni). L’ultima grossa operazione riguarda appunto aziende che elargivano prestiti localmente e ha comminato confische per un milione di euro riguardanti 15 tra esercizi commerciali, piccole aziende edili e attività immobiliari o turistiche. L’usura usata dunque come metodo di infiltrazione, grazie agli interessi elevati che i debitori, non essendo in grado di rimborsare, sono costretti a pagare cedendo la titolarità delle aziende.

Bolzano, territorio di espansione

Nessun bene confiscato risulterebbe al momento invece a Bolzano stando ai dati dell’Agenzia e dal rapporto presentato nel giugno 2014 in Commissione Antimafia, ma non si tratta di un elemento che fa escludere il pericolo di infiltrazioni, perché già nel 2013 si è parlato di Bolzano come possibile territorio di espansione, in particolare riguardo le famiglie 'ndranghetiste dei Muto e dei Chirillo nel settore del gioco d’azzardo, entrambe coinvolte nell’operazione “Overloading” della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che nel 2011 ha portato a 70 arresti e al sequestro di beni per un valore di 200 milioni di euro nell’ambito di indagini per il traffico internazionale di droga. Già in Fratelli di Sangue, il libro del pm Nicola Gratteri e dello scrittore Antonio Nicaso, si era parlato delle attività della ‘ndrangheta nel traffico di stupefacenti con particolare riferimento a Bressanone, alla famiglia Joppolo di Vibo Valentia e ad alcune cosche della locride.