Le minoranze a Rossi «Investire di più sui nostri giovani»

L’incontro a Palù del Fersina con il presidente della giunta Che promette: «Il vostro patrimonio va trasmesso»


di Roberto Gerola


DEL FERSINA. Minoranze preoccupate per la propria sopravvivenza, Provincia consapevole di dover intervenire per la loro tutela; ruolo in questo momento storico di revisione dello statuto di autonomia, autonomia regionale legata a doppio filo alla salvaguardia delle minoranze, da conservare non come teca di un museo ma da far vivere. Concetti e considerazioni, queste, espresse a vari livelli dai rappresentanti di Mòcheni, Ladini e Cimbri alla Conferenza delle minoranze presieduta da Ugo Rossi. Molti gli interventi su esigenze e necessità, suggerendo e consigliando. Tutte parole indirizzate a Rossi ma anche all’assessore Detomas.

E Rossi ha spiegato la politica della Provincia a tutela delle minoranze. «Da una ricerca a livello nazionale - ha detto - che presenteremo al Senato, risulta che solo dove c’è l’autonomia ci sono interventi specifici e le montagne non si spopolano. Noi garantiamo tutto il Trentino, ma per le minoranze ci sono politiche e interventi in più». E ha citato scuole, micro-progetti, sperimentazioni, sostegni. «Ci relazioniamo con chi vive in questi territori e operiamo affinché questo patrimonio venga trasmesso», ha anche detto. Poi, i riferimenti sono stati diversi: presenza in sede di revisione dello statuto di autonomia; ruolo nel progetto Euregio (la cui presidenza è di Rossi), alta formazione per i docenti di lingue minoritarie, condivisione (accordo con il rettore Paolo Collini) tra università (Trento, Bolzano e Bressanone) sul gruppo di lavoro per elaborare un progetto concreto; predisporre una “app” come strumento didattico per i bambini (imparare le lingue).

Ad aprire i lavori (durati quasi tre ore), Luca Moltrer (sindaco di Fierozzo e presidente del Kulturinstitut Bersentol) che ha avuto parole di ricordo di Diego Moltrer (da sindaco di Fierozzo a presidente del consiglio regionale). Parole riprese anche da Rossi.

Espletate le formalità istituzionali, la parola è appunto passata agli esponenti delle minoranze. Ad iniziare Bruno Groff (sindaco di Frassilongo, vicepresidente Comunità Alta Valsugana e Bersntol): «Molto è stato fatto - ha detto - ma occorre guardare alle future generazioni per mantenere e trasmettere i nostri valori». Ha poi citato l’Euregio «come occasione di scambio non solo di cultura».

Tra i molti temi affrontati: la necessità di riunificare i ladini anche non trentini contro l’appiattimento (Antonio Pollam, Istituto Cultural Ladin); Stefano Moltrer (sindaco di Palù) ha puntato sull’uso spesso improprio del termine «mòcheno» per tutto quello che è vendibile ma non legato alla valle (dalla treccia alla birra), sul sentirsi Bersntsoler e parlare Bersntolerisch. Detomas ha condiviso questa «banalizzazione» del termine «mòcheno» ma ha anche parlato di «valorizzazione» dell’aggettivo, di conoscenza, di promozione anche se occorre più attenzione. Per Elena Testor (procuradora general dla Val de Fascia) investire più sui giovani e più segnaletica per far sapere ai visitatori dove si trovano. Per Luserna hanno parlato Gianni Nicolussi Zaiga (Comunità) su «cosa vogliamo fare delle minoranze? Devono rimanere sul luogo storico per sopravvivere», e Luca Nicolussi Paolaz (sindaco): «Che non sia inutile il percorso scolastico compiuto dai ragazzini (sono 15) che con settembre vanno alla scuola primaria di Lavarone».













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