il progetto wiki commons 

Le mappe antiche ora  sono a portata di un clic 

TRENTO. Cinque atlanti con bellissime riproduzioni di carte geografiche, costellazioni e piante di città fortificate sono ora a disposizione di tutti gli appassionati di documenti antichi. L’accesso...

di Sandra Mattei

TRENTO. Cinque atlanti con bellissime riproduzioni di carte geografiche, costellazioni e piante di città fortificate sono ora a disposizione di tutti gli appassionati di documenti antichi. L’accesso alle incisioni acquarellate conservate nella Biblioteca comunale di via Roma è possibile grazie ad un progetto che si affida alla piattaforma Wikimedia Commons, sito della più grande raccolta di immagini disponibili liberamente a livello internazionale. Il progetto di digitalizzazione dei documenti antichi, siano testi (raccolti nella biblioteca digitale Wikisource) o immagini (Wikimedia Commons) è iniziato tre anni ed ora, all’interno delle tante iniziative in programma per “Trento smart city week”, verrà presentato domani alla Biblioteca comunale, dalle ore 16 alle 18. Responsabile del lavoro di digitalizzazione dei testi e delle immagini conservate in Biblioteca, che va sotto il titolo di Glam, è Eusebia Parrotto. «Siamo arrivati a conclusione di un lavoro avviato tre anni fa - spiega Parrotto - che ha visto la collaborazione di alcuni studenti impegnati nel servizio civile ed è stato portato a termine da Francesco Serra, che ha scannerizzato le mappe ed ha inserito per ognuna i dati con l’autore, la data, i dettagli tecnici. In totale sono state digitalizzate 665 incisioni, dal titolo “Geografie del mondo antico”. In questo modo, sia con l’accesso dal catalogo della Biblioteca sia da Wikimedia Commons, si può arrivare alle immagini che sono diventate di dominio pubblico». Francesco Serra, studente di informatica, ha lavorato dal maggio scorso per completare la raccolta disponibile sulla piattaforma libera: «È stata un’esperienza molto interessante perché ho messo a frutto le mie conoscenze ed ho potuto elaborare nuove conoscenze, che potranno essere utili anche per un futuro lavoro».

I cinque atlanti monumentali in questione, che sono classificati come Atlas Magni, sono stati al centro di una vicenda curiosa. La riferisce Alessandra Faes, bibliotecaria che ha realizzato la catalogazione delle mappe. «Gli Atlanti si riteneva fossero databili tra la metà del ’700 ed i primi anni dell’’800, ma non c’erano segni che potessero far risalire al suo possessore, né come fossero arrivati in Biblioteca. Si tratta infatti dell’opera di un collezionista, che ha utilizzato le mappe per rilegarle in volumi attingendo alla produzione di una tipografia dei Paesi Bassi, quella di Valk e Schenk, che in quegli anni era all’avanguardia per la produzione di mappe. Quando abbiamo iniziato a riversare su Wiki Commons i documenti, ci ha contattato uno studioso di Amsterdam, esperto in cartografia, che ci ha confermato che la matrice delle mappe è da attribuire a quella tipografia». Domani, dopo la presentazione del progetto, seguirà un’attività con Maurizio Napolitano (Digital commons Lab della Fbk) che metterà a confronto le mappe antiche con quelle attuali, per scoprire i cambiamenti della rappresentazione dei luoghi, ma anche dei toponimi.

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