Le Funivie vogliono nuove piste il Parco si ribella: «Ora basta» 

Turismo invernale. Il presidente del Parco Adamello-Brenta boccia le richieste degli impiantisti che vogliono altri 45 chilometri in Rendena e val di Sole: «Contatti società-Provincia, noi esclusi»

Trento. Giù le mani dal Parco. La reazione di Joseph Masè, presidente parco Adamello Brenta, è tanto ferma quanto immediata dopo la richiesta delle Funivie Pinzolo-Campiglio e Folgarida, esplicitata nel corso dell’assemblea dei giorni scorsi, di ampliare le aree sciabili. A preoccupare Masè il fatto che sia già stato aperto un canale di dialogo (come confermato dall’assessore Mario Tonina, ne riferiamo a parte) tra la Società e la giunta provinciale per una possibile revisione del Pup, passaggio obbligato per strappare nuove aree sciabili al Parco. Confronti sono stati aperti anche con gli altri enti interessati, Comunità di valle, Asuc e Comuni.

45 km di piste in più

Le società ritengono gli attuali 150 chilometri sciabili non sufficienti per rispondere alle nuove esigenze dell’industria invernale e ne vorrebbero 45 in più da prevedere verso la zona Mondifrà / Malga Dimaro (4 impianti e 16 chilometri di nuove piste), verso Serodoli / Val Gelada / Pellizzano (6/7 impianti e 25 chilometri di nuove piste) e Malga Ritort / Plaza (rendendo sciabile tutta la tratta dell’impianto Pinzolo – Campiglio).

Parco escluso dai colloqui

Netta la contrarietà di Masè all’ipotesi di nuovi insediamenti. In una nota il presidente stigmatizza innanzitutto il mancano coinvolgimento dello stesso Parco, che sulle aree interessate ha competenza: «Consapevoli che il settore sciistico rappresenti un asse portante dell’economia delle nostre vallate, crediamo tuttavia che le scelte di pianificazione e di futura crescita del nostro territorio non possano prescindere da una particolare attenzione verso la tutela del patrimonio ambientale e modelli di sviluppo sostenibili ed innovativi - scrive Masè - allontanando ogni rischio di omologazione con altri territori ove, per favorire gli interessi economici di pochi, sono prevalse logiche speculative, a danno della collettività».

Giù le mani da Serodoli

«Il tema dell’eventuale ampliamento del demanio sciabile - prosegue l’analisi Joseph Masè - impone oltre che il coinvolgimento di tutti anche un’approfondita analisi in termini di costi e benefici per la collettività. Non si può dimenticare, infatti, che già nel 2013 il Parco, insieme ai comitati spontanei di liberi cittadini, ha espresso con forza la propria contrarietà alla paventata infrastrutturazione di Serodoli, considerato l’alto valore ambientale e paesaggistico dell’area, le gravi ricadute che tale previsione avrebbe comportato in caso di realizzazione di nuovi impianti e piste a danno dell’integrità del paesaggio, della qualità dell’acqua dei laghi e delle sorgenti coinvolte, oltre che le importanti manomissioni al profilo del terreno».

No al massimo profitto

«Questi stessi concetti - aggiunge il presidente del Parco - vengono oggi ribaditi con determinazione dall’Ente Parco e possono riferirsi all’intera area protetta, all’interno della quale non si ravvisano le condizioni per l’accoglimento di proposte di ampliamento dell’area sciabile. Il Parco, in conclusione, auspica che chi ha la responsabilità di amministrare il territorio sappia valutare con estrema attenzione le istanze che provengono dalle società impiantistiche affinché mediante un attento bilanciamento di tutti gli interessi coinvolti, l’ambiente, patrimonio collettivo, non venga sacrificato per centrare obiettivi di massimizzazione del profitto delle società. Solo in questo modo amministratori provinciali e locali daranno prova concreta di sapere scegliere guardando al futuro nell’interesse di tutti». G.F.P.