luoghi nuovi

La storia nascosta dei giardini di Piazza Venezia

Da area per le esercitazioni dei soldati a polmone verde: così si è trasformato il cuore della città

di Mauro Lando

TRENTO. Benché assediato dal traffico, il giardino di piazza Venezia è uno dei luoghi più tranquilli della città. I grandi alberi, l’ampio spazio per i bambini, il circolo tennis, il monumento ad Alcide Degasperi che dà un’impronta di solennità e la monumentalità di Palazzo Verdi, ex sede della Cassa Malati e ora di proprietà della Provincia: sono questi tutti ingredienti che lo qualificano come un luogo speciale. Lo si può indicare come un “luogo nuovo” presente nella città che si apre “al di là” del centro storico. In realtà quella è una zona segnata da un destino che le ha assegnato un ruolo speciale nonostante i molti pericoli.

Era al di là delle mura, al di qua della collina, sfiorata dal percorso verso la Valsugana e l’Adriatico: in sostanza poteva essere un boccone ghiotto per l’edificazione. Probabilmente è stato l’ essere “al di là” che ha recato un grande vantaggio facendo nascere un grande giardino ampio 32.362 metri quadrati, comunque pressato dagli autoveicoli che percorrono via Grazioli, la stessa piazza Venezia e via Venezia. Merita una sosta questo luogo “al di là” per vedere da vicino il monumento a Degasperi, noto per la statua dello statista ma in realtà impreziosito soprattutto dai bassorilievi del basamento. Merita una sosta per riconoscere i suoi alberi, ossia cedri del Libano, cedri dell’Atlante, cedri deodara, ginko biloba, abeti del Colorado, robinie, ippocastani, platani, gelsi, pioppi e altre essenze. Merita una sosta per vedere giocare i bambini, per dissetarsi al bar del circolo tennis, per sbirciare l’accesso al rifugio antiaereo capace di ospitare più di cinquemila persone, per raggiungere a piedi via Venezia. Ma come fu che tutto questo è ora possibile, nonostante l’assedio dell’urbanizzazione? Qui sta il destino e il percorso della storia di questo luogo, fuori dal centro storico, che è stato perennemente nuovo. Il suo primo affacciarsi verso la città risale al tempo della Tridentum romana quando piazza Venezia ed il suo parco altro non erano che una cava di pietra. In sostanza quando Tridentum passò da accampamento romano a città vera e propria le pietre per lastricare le strade e costruire le case, i templi, i palazzi vennero tolte là dove ora si erge il monumento a Degasperi, ma anche lungo via Grazioli. Non a caso l’anfiteatro romano, le cui tracce sono state trovate dietro la chiesa di San Pietro, fu costruito ad “un tiro di freccia”, dalla grande cava. Così andò avanti per secoli perché nel frattempo vennero costruite le chiese ed i palazzi finché, esaurita la cava, tutta l’area diventò un podere in adiacenza delle mura cittadine. Il salto poi è stato alla metà dell’Ottocento quando Trento si avviò a diventare una fortezza. L’esercito austroungarico aveva bisogno di una “piazza d’armi” tanto che con un messaggio datato 7 marzo 1849, l’imperial regio Capitanato Circolare sollecitò il “Magistrato politico economico”, ossia l’autorità comunale, “a rompere ogni indugio ad acquistare la “chiesura Zambelli” per trasformarla in spazio per le esercitazioni militari.

La “chiesura” era il podere nella ex cava. Il Comune acquistò le 10.850 pertiche viennesi della campagna Zambelli, e dopo i lavori di sistemazione, nel 1851 i militari presero possesso di quella spianata diventata “piazza d’armi”, con uno spazio riservato anche al maneggio. Quell’area non servì solo per le esercitazioni dei soldati, ma anche per iniziative della città ospitando tra l’altro le annuali fiere come quella degli animali e la “casolara”. La trasformazione della piazza (non ancora giardino) ad uso prevalente cittadino si accelerò dopo la prima decade del Novecento, quando, per le accresciute esigenze militari, la piazza d’armi fu trasferita definitivamente nella zona dell’attuale via al Desert.

Fu quello il momento in cui si pensò ad un utilizzo un po’ residenziale ed un po’ a parco di quello spazio con un progetto affidato dal Comune all’architetto Augusto Sezanne. Si avviò un dibattito, ma come spesso succede di concreto non si fece niente. E fu anche questo un segno del destino a cui venne in aiuto pure il gioco del calcio che trovò il suo primo spazio nell’ex piazza d’armi. Il trasferimento all’attuale stadio Briamasco si ebbe poi nel 1922. Forse è questa la data da cui si può far partire la nascita del vero e proprio giardino di piazza Venezia. A consacrare la presenza dell’area verde non furono solo gli alberi piantati dal Comune e le aiuole allestite a servizio della città in continuità con il viale alberato di via San Francesco, ma anche l’apertura nel 1938 dei campi di tennis. Il salto temporale è stato poi fino al 1956 quando il grande monumento ad Alcide Degasperi ha riverberato la sua solennità sull’area vede diventata a quel punto intangibile e quindi solo parco.