La Pasqua speciale di Patton con l’uovo di Papa Francesco

È il veterano della barberia vaticana e domani andrà in udienza: «Essere accolti dà la fiducia per cambiare»


di Luca Marognoli


TRENTO. Uovo di Pasqua con doppia sorpresa per Marco Patton: l’invito a partecipare alla messa pasquale in San Pietro e all’udienza del mercoledì con Papa Francesco. A donarglielo monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere del pontefice, per il suo servizio nella barberia vaticana. Il parrucchiere trentino infatti (che ha consegnato a sua volta l’uovo alla struttura di Chiara Lubich dove è ospite, alla Garbatella) è quello che ha fatto il maggior numero di presenze e ora progetta di portare con sè la sua classe, la terza B dell'Istituto di formazione professionale Pertini.

Patton, con chi ha partecipato alla messa pasquale?

Ho ricevuto dieci biglietti per la santa messa. C'erano la mia ex moglie, cognati, nipoti e alcuni pronipoti. Faceva molto freddo ma è stata un’esperienza davvero significativa e toccante. Mia cognata e mio cognato hanno anche fatto la comunione dopo 17 anni e hanno pianto dall'emozione. Ora mi trovo ad Assisi e domani (oggi, ndr), giorno del mio 59.mo compleanno, tornerò a Roma per l'udienza.

Crede che riuscirete ad incontrare il Papa?

Monsignor Konrad sta cercando di farmi avere un breve momento. Mi ha voluto omaggiare perché stavo facendo un turno supplementare: ero venuto a lavorare il lunedì e il giovedì ma sono rimasto anche il sabato perché c'era una fortissima richiesta. Un giorno, in nove ore, ho servito 72 persone...

Cosa le raccontano di loro?

La loro vita. Pensi che ho fatto i capelli a un uomo che non andava dal barbiere da 10 anni, trovato per strada da una suora. Aveva anche i pidocchi, poverino: l'hanno lavato e disinfettato quelli della Caritas, poi in infermeria ha ricevuto vestiti nuovi. Gli ho fatto anche la barba, sembrava un'altra persona. C'è tanta gente che vive per strada, oggi. Questi clochard vengono portati da religiosi o arrivano da soli, quelli un po' più acculturati che leggono i giornali: è diventata una consuetudine, ricevono biancheria nuova, asciugamani, mantelline e rasoi monouso.

Chi sono questi “clienti speciali”?

Tantissimi rumeni, anche africani e molti romani che hanno perso l'alloggio o il lavoro: uno mi diceva che gli hanno tagliato la luce. C’era un cameriere troppo giovane per la pensione Fornero: oggi, mi ha detto, prendono stranieri sottopagati. Una signora buddista, invece, mi ha confidato piangendo: dopo la conversione c'è qualcosa che non so comprendere, non so cosa Dio mi riserverà.

Cosa dirà a Papa Francesco se riuscirà a incontrarlo?

Un grazie per quello che sta facendo per l'umanità. Ha mostrato questa dimensione umana che la Chiesa aveva un po' perso. Ora non è più per pochi eletti ma a portata di tutti. Il messaggio è quello della solidarietà e della fratellanza. Riesce ad entrare nel cuore della gente. Per me è una grande emozione poter dare una testimonianza nel mio piccolo ed essere lì ad ascoltare le persone. Ho fatto una tesi sul capello e sono convinto che ci comunica cosa siamo. Una di loro mi ha detto: non sono più Nicola, adesso in qualche modo dovrò trovare quello nuovo.Di solito chi ti chiede una spuntatina è chi ha accettato bene o male di essere un clochard, chi vuole il taglio corto ha un’esigenza di cambiamento ed è pronto a mettersi in gioco. Dopo qualche mese alcuni di questi ultimi hanno anche trovato lavoro. Essere accolti, puliti e riordinati dà loro fiducia.

È sempre stato credente?

Purtroppo sono stato un grande peccatore, mi sono separato da mia moglie, ma ho sempre avuto questa dimensione spirituale: tanto che sono andato due volte a Santiago e ho fatto tre sentieri della Pace. Da ragazzo sono stato chierichetto e scout, ho fatto anche una breve esperienza in collegio ad Arco per entrare in seminario, ma la cosa mi stava un po' stretta. Per questo quando mi è stato proposto di fare parte della squadra della barberia ho detto subito di sì: ho imparato da garzone a considerare l'uomo aldilà della sua condizione economica e sociale. Nella sua dignità. Per risalire dobbiamo trovare qualcuno che creda in noi e ci dia la possibilità di farlo.













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