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La Corte dei Conti striglia la Provincia

Bacchettate sul mancato rispetto del patto di stabilità, sui derivati, sul sistema delle società controllate e sui debiti



TRENTO. Provincia bacchettata dalla Corte dei Conti che non ha concesso la «parifica» del bilancio sui crediti (60 milioni nel 2013 e 75 milioni nel 2015) concessi dalla Regione e non legati ad investimenti e sul’estinzione anticipata dei mutui concessi ai Comuni e alle società del sistema pubblico provinciale. Altre critiche per il ricorso sistematico alle gestioni fuori bilancio che non sarebbero permesse.

Ieri l’udienza per la parifica dei bilanci di Regione, Provincia di Trento e Provincia di Bolzano si è tenuta a Bolzano. La Procura della Corte dei Conti di Bolzano ha anche sollevato questione di costituzionalità sulla questione dei crediti concessi dalla Regione alle due province autonome. Ma i dolori principali per piazza Dante derivano anche dalle bacchettate da parte della Sezione Controllo della Corte sulle società controllate dalla Provincia. La Corte dei Conti ha evidenziato un uso improprio e distorto delle società in house. Si fa notare che le partecipate dalla Provincia sono 21, di cui 13 con quote di controllo e 8 con quote che non ne permettono il controllo diretto. Però, considerando le società di cui la Provincia ha partecipazioni indirette, la holding pubblica arriva ad avere 141 società. Come già in passato, la Corte ha criticato la presenza di società che nulla hanno a che fare con le finalità pubbliche. A questo proposito, la Provincia viene bacchettata per il ritardo nella razionalizzazione di queste società.

Bacchettate, invece, da parte del Procuratore della Corte dei Conti Paolo Evangelista anche per l’elusione del Patto di stabilità grazie all’anticipo delle spese concesso da Cassa del Trentino. Altro elemento che la Sezione Controllo ha messo in rilievo è stato quello relativo ai derivati. Questo perché sono stati firmati da società controllate perché la Provincia non avrebbe potuto stipularli in forza del decreto legge 112 del 2008. La parte dei derivati, però, non risulta sul bilancio della Provincia e, quindi, non può essere oggetto di mancata parifica. La mancata parifica da parte della Corte dei Conti comporta che il legislatore provinciale o regionale si debba adeguare alle indicazioni della magistratura contabile.

Nella relazione del giudice relatore Massimo Agliocchi si legge un dato preoccupante: l’indebitamento del settore pubblico provinciale allargato ammonta a un miliardo e 729 milioni di euro. Un debito sostanzialmente uguale a quello dell’anno precedente. Così alto perché tutte le garanzie rilasciate dalla Provincia alle proprie controllate costituiscano debito effettivo laddove siano assistiti da delegazione di pagamento o cessione del credito. E non giovano certo i derivati firmati da Patrimonio del Trentino e Cassa del Trentino. Secondo i calcoli della Corte dei Conti finora la perdita di questi strumenti finanziari è stata di 15 milioni di euro. Secondo la Sezione Controllo, andando avanti di questo passo, alla scadenza nel 2029 i quattro derivati costeranno più di 30 milioni di euro alla Provincia. E il giudice relatore fa notare come uno strumento finanziario così complicato sia stato firmato senza alcuna attività di analisi del rischio.

In un passaggio si fa notare che le casse della Provincia potrebbero soffrire anche per le richieste danni legate alla revoca della gara d’appalto per il nuovo ospedale Not. Un altro capitolo riguarda la spesa per consulenze e incarichi esterni che ammonta a 32 milioni di euro, in calo del 9 per cento rispetto all’anno prima.Ma la Corte torna a criticare il sistema di controllo per i fondi Fse, ovvero i soldi alle imprese concessi da Unione Europea e Provincia alle imprese.













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