Inps e Finanza: raffica di verbali per i vendemmiatori irregolari

Controlli a tappeto nei campi della Vallagarina alla ricerca di manodopera non regolarizzata Civettini: «Così si mette in crisi tutto il nostro sistema rurale, basato in gran parte sull’aiuto reciproco»



MORI. Raffica di controlli e di verbali da parte dell’Inps e della Guardia di Finanza nei campi della Vallagarina. Nei giorni scorsi in particolare nella zona di Mori e sulla parte collinare del Monte Baldo. Oggetto delle verifiche il popolo vasto e variegatissimo dei vendemmiatori. Fatto solo in minima parte di persone regolarmente assunte come stagionali da parte di aziende agricole di dimensioni medie o grandi, e nella stragrande maggioranza di lavoratori occasionali, che una volta l’anno, magari solo per poche ore, partecipano a quello che nel Trentino rurale è un vero e proprio rito collettivo. Dando una mano ad amici, parenti o conoscenti spesso e volentieri per il puro piacere di farlo. Al di fuori della legge, senza dubbio. Ma di una legge che così come è pensata (per combattere il lavoro nero e l’elusione contributiva) nasce avendo in mente le grandi aziende e l’impiego massiccio di manodopera irregolare e si rivela del tutto inadeguata, se applicata col rigore letterale delle sue disposizioni, ad un panorama agricolo frammentato come quello Trentino.

Dal punto di vista della norma, in campagna, per qualsiasi attività, possono lavorare non retribuiti solo agricoltori professionali (per loro è accettato anche lo scambio di manodopera: il lavoro gratuito a rotazione oggi nel fondo di uno e domani in quello di un altro) e loro familiari stretti. Per tutti gli altri bisogna fare ricorso ai «buoni lavoro»: un pagamento formale che esime da altri adempimenti burocratici ma prevede una quota (25 per cento) destinata alla contribuzione. Sulla carta un sistema semplice che garantisce il lavoratore ed il sistema contributivo e infortunistico senza appesantire troppo le piccole aziende di burocrazia. Il problema è che non tiene conto della realtà locale, fatta in gran parte di piccoli o piccolissimi coltivatori, che lavorano i campi per hobby o come secondo lavoro. Quindi non professionisti. Che al momento della raccolta (i cui momenti e tempi sono dettati dalle cantine di conferimento) si aiutano tra loro e chiamano sotto le pergole parenti, amici e conoscenti vari. Dovessero pagarli, tanto varrebbe lasciare la vigna agli sterpi e l’uva ai merli.

«Chiedero al senatore Divina di presentare una interpellanza parlamentare - dice Claudio Civettini - perché quello a cui stiamo assistendo è un accanimento indecente sul lavoro rurale che rischia di distruggere un intero sistema produttivo. Che si basa su mutualità e socialità, proprie della nostra tradizione rurale, e senza le quali non potrebbe esistere. Non è nei vigneti delle migliaia di microcoltivatori trentini che si annida il lavoro nero nè l’evasione fiscale. Iniziative come queste non possono che portare all’abbandono del territorio e all’impoverimento di tutti, senza alcun vantaggio concreto per nessuno». (l.m)

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