Grandi elettori, è impasse Scontro tra Rossi e il Pd

Al vertice di maggioranza il governatore rilancia la candidatura Avanzo Robol: «Elezione capo dello Stato è politica, il primo partito non può starne fuori»


di Chiara Bert


TRENTO. È ancora muro contro muro in maggioranza sulla scelta dei «grandi elettori» da inviare a Roma per l’elezione del presidente della Repubblica a partire dal 29 gennaio. Mercoledì è convocato il consiglio regionale, ma il vertice del centrosinistra autonomista ieri non ha sciolto il nodo e ognuno è rimasto sulle proprie posizioni di partenza.

Uno scontro che è soprattutto interno alla maggioranza trentina, tra il governatore Ugo Rossi e il Pd. Rossi ieri è restato fermo sulla proposta avanzata insieme al presidente altoatesino Arno Kompatscher, un ticket istituzionale formato da presidente e vicepresidente del consiglio regionale, Chiara Avanzo (Patt) e Thomas Widmann (Svp), a cui si aggiungerà un rappresentante scelto dalle minoranze. Il governatore ne fa una questione di prassi (e ha citato la circolare di Chiamparino e Brega, che hanno dato indicazione di inserire i presidenti di giunte e consigli regionali nelle delegazioni dei grandi elettori), di rappresentanza istituzionale regionale, a cui si aggiungerebbe l’alternanza di genere visto che, con Chiara Avanzo, nella delegazione del Trentino Alto Adige ci sarebbe anche una donna.

Un’impostazione che cozza con le rivendicazioni del Partito democratico, primo partito a livello regionale e provinciale, che non intende restare fuori dalla partita Quirinale. Lo ha detto ieri la segretaria Pd Giulia Robol, parlando a nome anche del Pd altoatesino: «Rossi insiste sulla valenza istituzionale dei grandi elettori, ma l’elezione del presidente della Repubblica è sì un atto istituzionale ma è anche una scelta politica, e il primo partito non può esserne escluso. Abbiamo chiesto che se ne discuta ancora e mi auguro che il presidente Rossi ne tenga conto». «Anche perché - aggiunge polemizzando sul metodo - sarebbe stato meglio se Rossi e Kompatscher la loro proposta l’avessero fatta in maggioranza e non sui giornali».

Pronta la replica del segretario del Patt Franco Panizza: «Il voto dei nostri grandi elettori sarà un voto di maggioranza e non di partito. E al Pd ricordo che nel 2013 noi autonomisti fummo fedeli all’indicazione di Marini e Prodi, mentre Pacher e Nicoletti dichiararono di non aver votato Marini. Se c’è chi teme franchi tiratori, non è da noi che deve cercarli, ma nei 101 del Pd che affossarono Prodi».

Il nodo dei grandi elettori è stato in realtà l’ultimo tema affrontato al vertice di ieri. Sul tavolo della maggioranza anche il dossier sull’aggiornamento dello Statuto di autonomia, a cui stanno lavorando dieci esperti (5 a Trento e 5 a Bolzano) che dovrebbero elaborare un disegno di legge costituzionale da approvare contestualmente alla riforma del Titolo V della Costituzione in discussione in parlamento. Un testo che dovrebbe definire meglio le competenze delle Province autonome rispetto allo Stato. Ma in questa discussione entra naturalmente in gioco anche il ruolo della Regione, su cui trentini e altoatesini hanno storicamente posizioni diverse. «È il solito dilemma - sintetizza Panizza - Trento accelera e Bolzano frena. Non possiamo rompere, serve gradualità, per questo è importante che i due gruppi di lavoro si raccordino tra loro». E Rossi è tornato a richiamare l’importanza di aver portato Bolzano a condividere l’esigenza di uno Statuto unico. Panizza ha anche messo in agenda entro febbraio una giornata di studio con apporti di politici e tecnici: «La riflessione sul futuro della nostra autonomia non può essere confinata dentro i partiti».

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