Egitto: reporter trentino picchiato negli scontri al Cairo

Dal Cairo arriva la testimonianza di Andrea Bernardi, inviato per il portale Unimondo.org che ha sede a Ravina. Bernardi è stato picchiato dai seguaci del Raìs, la sua videocamera distrutta



TRENTO. L’Egitto è sull’orlo della guerra civile. La rivolta continua, Mubarak non molla, lo scontro si fa sempre più drammatico. Dall’inferno del Cairo arriva anche la testimonianza di Andrea Bernardi, reporter, inviato per il portale Unimondo.org che ha sede a Ravina. Bernardi mercoledì è stato picchiato dai seguaci del Raìs, la sua videocamera quasi distrutta.
Ma lui continua a raccontare ciò che vede e vive, barricandosi nella stanza d’albergo, vicino a piazza Tharir, quando cala il buio. Il filo del racconto della rivolta non si interrompe.
Mettersi in contatto telefonico è praticamente impossibile. Le linee sono fuori uso. L’unico mezzo è il web. Andrea Bernardi spedisce via mail gli articoli che vengono pubblicati sul sito Internet, www.unimondo.org. La sua testimonianza è drammatica. Lui stesso è stato vittima degli scontri, come ha scritto in una e-mail al direttore del portale, Fabio Pipinato, qualche giorno fa. «Mi hanno preso a calci e rotto un pezzo della videocamera gli sgherri di Mubarak. La battaglia, intanto, continua, ma la piazza è più forte e si espande sempre di più».
Nella giornata di giovedì 150 uomini dell’Onu hanno lasciato il paese, a causa dell’aggravarsi della situazione, ed è iniziata un’offensiva contro i giornalisti stranieri presenti. Una vera e propria caccia all’uomo, come si apprende dalle righe inviate da Andrea Bernardi. «I delinquenti del Raìs sono ovunque e cercano la stampa. Le notizie di aggressione ai giornalisti sono continue. Così come gli arresti di operatori umanitari. Girare per le strade fuori da Piazza Tharir è quasi impossibile. Le squadriglie pro-Mubarak hanno coltelli e bastoni. Picchiano e nella peggiore uccidono. Almeno dieci giornalisti denunciano di essere stati fermati per strada e derubati di tutta l’attrezzatura. Computer, macchine fotografiche, videocamere. Oltre venti reporter sono stati arrestati dalla polizia. Alcuni per poche ore. Di altri non si hanno notizie da un giorno. Anche negli hotel non si è più al sicuro. Durante la notte di mercoledì agenti in borghese sono entrati in un hotel del centro e minacciato i fotografi che vi alloggiavano di andarsene immediatamente. Con il buio, almeno per gli stranieri, la situazione è troppo pericolosa. Il numero di morti e feriti è alto e non si hanno numeri precisi. Chi non riesce ad uscire da Piazza Tharir dorme lì, accampato con i manifestanti anti-regime. Chi ci riesce, come me e altri colleghi che alloggiamo a pochi metri dalla piazza, si chiude in camera e mette tutto quello che c’è davanti alla porta».
Un racconto drammatico quello di Andrea Bernardi, 25 anni, trentino d’adozione: quando non gira il mondo per lavoro fa tappa tra Trento e Bolzano. La sua attività di reporter, in questi anni, l’ha portato in diversi luoghi caldi del pianeta: dal Libano a Bangkok. La sua prossima missione sarà quella di andare a Kabul, in Afghanistan, dove ad attenderlo ci sarà la sua compagna, trentina e anche lei inviata di Unimondo.org, Michela Perathoner.

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