Donne protagoniste. Dall’enologia ai piccoli frutti. E un segreto: «Per me l’agricoltura è terapeutica»

Ecco a voi Chiara, «contadina» per caso

Vedova, due figli e un amore per la terra: «E pensare che studiavo pedagogia...»

di Carlo Bridi

 TRENTO. All'agricoltura ci si può avvicinare in molti modi diversi, normalmente è un'attività ereditaria, ma vi sono dei casi come quello di Chiara March, che si è avvicinata al settore agricolo casualmente durante la malattia del marito, poi deceduto in età giovanile in quale aveva una grande passione per l'enologia, e per questo aveva comperato della terra sulla quale coltivare il vigneto. «Io - spiega Chiara - operavo nel settore commerciale e mio marito faceva l'industriale. Poi la malattia - ed a quel punto anche nella speranza che ciò servisse per alleviare le sofferenze - abbiamo deciso l'acquisto di un terreno e l'impianto di un vigneto in località Crosetta sotto Sant'Anna di Sopramonte, verso Cadine».  Anche la formazione di Chiara era di tutt'altro tipo, scesa da Predazzo per frequentare il liceo pedagogico a Trento, si è diplomata al Vendramin Corner di Venezia in Dirigente di Comunità, quindi il diploma d'infermiera professionale, a Gorizia, e l'iscrizione a Pedagogia a Verona, nel frattempo ha conosciuto il futuro marito, quindi il ritorno in Trentino per sposarsi.  La scelta di dedicarsi a tempo pieno all'agricoltura, è quindi arrivata quasi per caso, ma appena ha deciso, ha immediatamente scelto la strada impegnativa del corso delle 600 ore all'Istituto Agrario di San Michele. «Ho trovato dei docenti molto validi, forse mancavano un po' dell'aspetto pratico, e per chi non è figlio d'arte, come me, era necessaria anche questa conoscenza. Ad esempio ho scoperto la presenza di tre tipi di coccinelle nel mio campo che mi aiutano a combattere gli afidi. Per me - continua Chiara - l'agricoltura è terapeutica, si ha a che fare con le piante, poi ti trovi a lavorare nel silenzio in mezzo ai boschi con i caprioli, che all'alba quando arrivo in azienda stanno pasturando. Certo, io fin dall'inizio ho impostato le cose come si fa in una qualsiasi azienda, con tanto di analisi di costi e ricavi. Ma rimane comunque il bello dell'attività all'aria aperta senza orari anche se durante l'estate in tempo di raccolta dei piccoli frutti per avere un prodotto migliore e più facilmente conservabile faccio delle alzate molto presto per essere sul campo alle 5,30 del mattino».  Con la morte del marito Chiara, a fianco al vigneto ha messo a dimora 8000 metri quadrati di piccoli frutti. More, lampone, mirtillo, quest'ultimo piantato con una procedura particolare, in quanto il terreno non si presta a queste colture. «Questo è un terreno "vocato" perche le more, le fragoline di bosco crescevano già qui. Io sono convinta di lavorare in collaborazione con la terra, per ottenere un prodotto buono, salubre, senza forzature particolari».  Per i frutti piccoli la cosa interessante è che Chiara li commercializza eliminando completamente la filiera: dal produttore al consumatore, con la vendita diretta agli alberghi, ad un vasto giro di privati della zona ed ai Gas dei quali anche lei fa parte. Si tratta di gruppi di persone solidali con chi ci lavora, con il territorio, per ridurre l'impatto dei costi di trasporto e molto attente ai sistemi di coltivazione. Di una cosa, la March è convinta: non sono più i tempi di fare da soli, per questo crede molto all'attività svolta da "Donne in campo", l'associazione delle donne imprenditrici costituita dalla Cia.