Due milioni di alberi abbattuti dal vento 

È la quantità di piante che tutti i boscaioli trentini tagliano in 3-4 anni: paesaggio cambiato, val di Fiemme la più colpita

di Andrea Selva

TRENTO. In poche ore il vento ha abbattuto più alberi di quanti ne possano tagliare tutti i boscaioli del Trentino in 3-4 anni. «Un milione e mezzo di metri cubi di legname» hanno calcolato i tecnici dell’ufficio foreste della Provincia autonoma di Trento, che corrispondono ad altrettanti alberi, probabilmente di più, forse anche 2 milioni di piante, dato che in molti casi si tratta di alberi giovani e ancora sottili. Tra le zone più colpite c’è la valle di Fiemme, comprese le foreste della Magnifica Comunità e del Parco di Paneveggio dove anche Stradivari sceglieva i migliori abeti rossi di risonanza per i propri violini.

Le piante sono state abbattute da raffiche fortissime, fino a 120 chilometri orari, bloccando strade, torrenti ma soprattutto hanno tranciato i cavi dell’alta tensione interrompendo l’erogazione dell’energia elettrica. Solo quando le nuvole si sono diradate e gli elicotteri dei vigilil del fuoco si sono alzati in volo è emersa la portata di quanto era accaduto: «Immense strisce di bosco, larghe fino a 200 metri, completamente rase al suolo” ha raccontato il governatore Ugo Rossi. Ma bastava fare una passeggiata nei dintorni di Predazzo per assistere – increduli – allo “spettacolo” di grossi alberi rimasti appesi ai cavi delle linee elettriche.

Lorenzo Battisti, guida alpina della valle di Fassa e gestore del rifugio Pertini, è salito a piedi sul passo Costalunga (la strada era chiusa) per far decollare il suo drone e fotografare dall’alto il lago di Carezza: “Sembrava un paesaggio di guerra” dice, per descrivere il nuovo aspetto dello scenario da cartolina conosciuto da milioni di turisti.

L’avanzata del bosco è costante, ma nei tratti devastati ci vorranno anni perché tutto torni com’era. E molta pazienza, perché i ritmi degli alberi non sono compatibili con la fretta dell’uomo. Bruno Crosignani è il capo dell’ufficio foreste di Cavalese, di schianti ne ha visti tanti, ma così mai: «Penso che sia un caso senza precedenti nella storia, se non altro perché in passato i boschi erano tagliati dall’uomo e le montagne erano “pelate”. Comunque, ciò che è accaduto lunedì ha dimensioni almeno doppie rispetto al 1966, l’anno della terribile alluvione. Per un forestale non è un bello spettacolo, cerchiamo di pensare a cosa possiamo fare, cioè recuperare il legname prima possibile anche per evitare che marcisca e si diffondano i parassiti».